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9 Maggio Mag 2017 1538 09 maggio 2017

Song to song, il ritorno dell'artigiano pigro Malick

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C'era una volta Terrence Malick: l'artista, il visionario, il genio. C'era una volta e non c'è più. La perfezione estetica dell'immagine, la cura del dialogo, la complessità del quadro dipinto dall'artista nel suo ultimo Song to song lasciano spazio al metodo dell'artigiano, al suo lavoro stanco e abitudinario, la pigrizia nascosta dietro al riconoscimento di uno stile personale. Un lavoro di montaggio, che non sempre riesce, delega il tutto alla bellezza da rivista patinata e ai tempi di reazione da videoclip musicale dinnazi al vuoto che circonda i protagonisti e le loro vite. Non basta Malick e uno stile alla Malick per fare un Malick degno di una filmografia che incomprensibilmente si sta allargando dopo i capolavori giovanili. Ryan Gosling, Michael Fassbender, Rooney Mara, Natalie Portman e Cate Blanchett, Malick delega a loro la bellezza del proprio cinema come un fotografo pigro farebbe con panorama. Ed ecco che il New World di Malick, fatto di lavori in serie, produce opere di una bellezza abbagliante, seppur effimera, ma pur sempre da catena di montaggio. E il problema non è il ritmo o la trama, il già visto o ciò che non si vede, ma l'idea di fondo, l'incapacità di andarla a ricercare senza voli pindarici o riletture personali e personalistiche.

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