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25 Maggio Mag 2017 1307 25 maggio 2017

Ritratto di famiglia con tempesta, Kore'eda al suo apice

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Hirokazu Kore'eda è un maestro del cinema giapponese d'esportazione. Il suo cinema, profondamente radicato nei suoi non-luoghi, è un cinema giapponese in salsa europea - autoriale sì, eccome, ma senza quella connotazione, rintracciabile in autoriale e inspiegabilmente nell'aggettivo giapponese riferito al sostantivo cinema, valoriale tendente al prolisso. E Ritratto di famiglia con tempesta, in sala da oggi, ne è la prova. Una ballata sull'inettitudine e sul riscatto, almeno tentato, che commuove nella semplicità di una tempesta attesa in famiglia. Perché in Ryota, improbabile investigatore privato e scrittore fallito, è fin troppo facile riconoscersi e i modi (maldestri) in cui prova a rimettere in sesto i cocci della sua vita non solo altro che gli estremi tentativi di un uomo disperato. In una Tokyo lontana dalle luci al led del centro e dal modernissimo silenzio della sua metropolitana, immersa in quartieri popolari nemmeno così lontani dai nostri. "Non fa né fiori né frutti, ma la annaffio lo stesso come faccio con te", una madre che cerca di aggiustare (altrettanto maldestramente) i guai combinati dal figlio come farebbe una delle nostre nonostante lo scontro con la realtà di una nuora che non ne vuole sapere. E sarà l'uragano, forse, a riordinare le cose se non in famiglia almeno nella vita di Ryota. Ritratto di famiglia in un paese vicino, dai dialoghi sinceri e profondi, un film di scrittura e dettagli, intimo e poetico.

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