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1 Giugno Giu 2017 1255 01 giugno 2017

War Machine, non tutto ciò che è Netflix luccica

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La storia di un generale, un tantino pazzo, che vuole vincere la guerra in Afghanistan mentre Obama ordina il ritiro graduale delle truppe, questo è War Machine. Un film dal potenziale enorme, quasi sconfinato, che si perde nel mare delle possibilità scegliendo la farsa grottesca al sottile umorismo che ne avrebbe potuto ricavare. Brad Pitt, d'accordo, vale il prezzo del biglietto - meglio: dell'abbonamento a Netflix, perché il film non passerà in sala -, ma è troppo, tutto troppo, e il grottesco diventa caricatura. Si ride, d'accordo anche su questo, ma la risata è presa per i capelli, spesso imposta, nonostante tu non sia al cinema e non debba dimostrare a nessuno di averla capita. Le idee ci sono, pure troppe, e i soldi anche, mai troppi, visto il cast che oltre a Pitt coinvolge Ben Kingsley, nei panni del Presidente afghano Hamid Karzai, e Tilda Swinton, ma manca quella di fondo, il dove si vuole andare a parare. Satira, certo. Denuncia pacifista, va bene. Ma il tutto è fin troppo semplificato e il paragone con il Dottor Stranamore, già tosto di suo, non rende merito a un regista talentuoso stavolta schiacciato da un film più grande di lui. E allora poi ti accorgi, ripensandoci, e non solo perché si tratta di Netflix, che è puro e sano intrattenimento, con quell'accezione (inevitabilmente? o forse no...) negativa, e il film torna godibile e senza troppe pretese. Perché poi si ride pure spontaneamente a volte, alcuni personaggi sono costruiti benino, e l'incubo de La grande scommessa è scongiurato in partenza (dall'odiosa voce fuori campo) dando vita a un Borat in mimetica meno irriverente.

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