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5 Settembre Set 2017 1214 05 settembre 2017

The Leisure Seeker, la sensibilità agrodolce del Virzì americano

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Il fascino discreto e dolcissimo di un'ultima fuitina tra ottantenni. Professore candidamente smemorato, lui; logorroica collezionista di vecchie diapositive, lei. Alzheimer, mai citato, per lui, tumore in fase terminale per lei. Si amano, ancora. Un viaggio lungo l'East Cost fino alla Key West hemingwayana a bardo di un Winnebago malconcio, il Leisure Seeker del titolo, nonostante i figli s'incazzino, i vicini si intromettano e i medici lo sconsiglino. Lui è Donald Sutherland, lei Hellen Mirrer. Basterebbe poco altro.

Oltreoceano, Virzì non perde la sensibilità nel raccontare l'agrodolce dei suoi personaggi e conserva la cifra stilistica del suo cinema seppur in un territorio (narrativamente) quasi sconosciuto accompagnandoci per mano verso un fine vita inevitabilmente, ma serenamente consapevole, lasciando lavorare Sutherland di silenzi e Mirrer di sguardi. Si ride e ci si commuove metre gli autori fanno un passo indietro lasciando che siano gli attori a modellarne la finzione giocando di un'empatia sincera, mai tirata per i capelli, ben prima che lei inizi a vomitare e lui a dimenticare le citazioni di una vita. Nella simplicità di un amore lungo una vita un on the road fra due sentimenti che non s'arrendono al fine corsa e ne immaginano una successiva, sempre insieme, consapevoli di non avere più nulla da chiedere e ben poco da perdere. A parte il tempo. Virzì lavora di pennellate, lo si riconosce dietro la visiera colorata di Ella e la barba candida di John. Il pubblico, qui a Venezia, l'ha amato; la critica americana (molto) meno. Di Virzì non ne hanno riconosciuto il tocco, dicono.

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