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12 Settembre Set 2017 1218 12 settembre 2017

The Shape of Water, ovvero se il mostro della laguna incontra Amelie

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Anni '60, guerra fredda, americani e sovietici si scannano a colpi di scoperte scientifiche. Elisa, muta e bruttina, lavora come donna delle pulizie in un laboratorio governativo segreto, abita sopra un cinema con un vecchio pubblicitario in crisi e si sente ai margini di una società che ai margini fa sentire un po' tutti. S'innamorerà della creatura, bruttina anch'essa, tenuta prigioniera nel laboratorio: no, non l'avreste mai detto?

L'America bianca gira in Cadillac, quella nera pulisce i cessi, mentre la tv spopola i cinema, i fast food i ristoranti, i gay vengono allontanati dai locali e le sigarette ancora così tanto male non fanno. È l'America di Kennedy, non quella di The Donald - per Guillermo del Toro, la stessa. Il fantasy mascherato del regista messicano di nascita ma statunitense di cinema riscrive il mito de La bella e bestia prendendo in prestito un redivivo mostro della laguna nera - quella da cui "nessuno è mai tornato", non quella da cui è tornato con un Leone d'Oro - in un disperatissimo atto d'amore per il cinema.

Ed ecco che il sogno americano diventa ben presto un incubo dove tutte le ossessioni di un Paese sull'orlo di una crisi di nervi appaiono sempre più chiare e simili a quelli che ne contraddistinguevano l'altro lato della Nuova Frontiera. Puro cinema, puro cinema politico - Clooney prenda appunti -, l'intrattenimento è solo la scorza. Una favola adulta per adulti, poetica e malinconica, oscura e dolcissima. Sally Hawkins è un'Amelie che non ha bisogno di parole per emozionare, moderna Cenerentola col caschetto saggiamente disegnata da quel narratore perfetto che è Del Toro, catapultata in un universo di personaggi asimettrici dove tutto è contemporaneità.

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