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20 Ottobre Ott 2017 1751 20 ottobre 2017

It e il trionfo della malinconia Anni '80

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Che la dittatura della malinconia potesse riportarci un nuovo It - 27 anni dopo, e non a caso - era scritto. Che l'omonimo long seller di Stephen King potesse, ancora una volta, essere saccheggiato - seppur da mani più abili, quelle di Cary Fukunaga - per molti era una necessità, soprattutto nell'anno in cui la creatura antropomorfa si sarebbe dovuta far viva di nuovo. Accontentati.

Pennywise (di Bill Skarsgård) trascinato per la seconda volta dalla carta alla cellulosa è l'incarnazione di tutte le paure, nonostante non ne faccia alcuna, e l'antagonista, nemmeno principale, di quello che è un romanzo di formazione ancor prima che un horror. Sì, perché è Derry - nonostante Fukunaga abbia allontanato l'orizzonte temporale di una ventina d'anni rispetto a King - l'elemento cardine sul quale si basano le inquietudini (e le paure) dei ragazzini protagonisti della vicenda. Bigotta, razzista, perbenista (e pure omofoba nel romanzo), dietro alla ridente cittadina del Maine si cela la stessa grettezza che qualunque membro del club dei perdenti ritroverà a casa e a scuola. Ed è proprio grazie alle trascinanti prove attoriali più giovani che il film prende quota e, nonostante qualche solito e inflazionato jumpscare, la tiene fino alla fine per merito anche di una regia attenta ma non esasperata e un lavoro di taglio e cucito sul romanzo degno di un film (di genere, questo genere) guardabile non solo sotto tortura. E coloro che lo guarderanno con il cuscino sotto il culo si spaventeranno pure.

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