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25 Ottobre Ott 2017 1533 25 ottobre 2017

La ragazza nella nebbia che non c'è

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La ragazza non si vede mai, la nebbia manco. Nonostante siano entrambe nel titolo, la ragazza rossa tutta lentiggini è il punto attorno al quale la vicenda (lentamente) si muove, mentre la nebbia è rimasta nella testa dell'autoresceneggiatoreregista che abbozza un vorrei ma non posso (perché non ci riesco) fatto di finti colpi di scena da narrativa spicciola self publishing che non rende merito alle copie vendute.

Affermare che Carrisi sappia fare il suo lavoro - lo scrittore - è dire banalità, che possa avventurarsi in territori sconosciuti seppur narrativamente affini è un azzardo: la penna non è una camera e gli attori qui si dirigono non si disegnano. Perché se Servillo non ne ha bisogno, nonostante qui sia bravo ma non bravo come quand'è bravo bravo, gli altri galleggiano in un'anarchia recitativa che imbarazza e non tutti possono permettersi il gioco d'ormoni di Boni per sopperire alla presenza di un direttore d'orchestra da buona la prima.

Ciò che non è banale è già detto, ciò che dovrebbe prendere invece respinge: Carrisi si muove comunque con l'umiltà dell'esordiente, che ahimé non rimarrà tale, senza quei tecnicismi che magari avrebbe potuto azzardare con il mezzo che meglio conosce. Ma manca pure d'atmosfera, di luci e di ombre, di ambientazioni e silenzi che avrebbe potuto portare in sala chi, come me, del giallo capisce a malapena il colore ma rimane ammaliato dalla bellezza di un'inquietidine palpabile nonostante torni a casa dicendo "Ma quello non era morto!?"

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