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30 Novembre Nov 2017 1210 30 novembre 2017

Amori che non sanno stare al mondo, prova d'attori fra paure e morbosità

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Perennemente incerto fra il registo umoristico e quello vagamente drammatico, spesso ironico e quasi mai rancoroso, Amori che non sanno stare al mondo di Francesca Comencini, nel contesto mediocre di una certa commedia (che una volta avremmo definito, senza l'imbarazzo odierno) all'italiana, è una piccola speranza che non tutto sia (ancora) perduto. Esaltando la grazia di due eterni comprimari come Lucia Mascino e Thomas Trabacchi, la Comencini, quella giovane, quella meno autocelebrativa, ci porta avanti e indietro nel tempo accarezzando una storia d'amore di cui conosciamo subito la fine ma non le paure e le morbosità spesso a senso unico. Scene da un matrimonio mai celebrato per una storia d'amor fou tutto al femminile che scava fra i timori, appunto, di un uomo di mezz'età e le ossessioni, appunto, di una donna ai limiti, per dire…, della propria parabola erotica se è vero che “un uomo resta sul mercato fino a 65 anni mentre la donna fino ai 45, se non nel mondo lesbo". Lei crede nella procreazione; lui no, o almeno non con lei. Cercando di filmarne ogni sfumatura, impresa impossibile anche per la migliore delle Comencini, l'amore resta sullo sfondo di un paio di vite segnate dall'orologio biologico e da una solitudine che mette a nudo, letteralmente. Irritante ma mai vittima, Lucia Mascino si conferma l'Insigne del cinema italiano con una prova, la solita, d'alto livello accanto ad un Thomas Trabacchi d'esperienza che meriterebbe questi palcoscenici più spesso. Nel panorama delle commedie nostrane, grasso che cola.

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