Politica antipolitica

10 Dicembre Dic 2016 1221 10 dicembre 2016

Il senso più vero della democrazia: il contributo della Chiesa di Francesco

  • ...

«La politica, infatti, sta vivendo una crisi storica quanto alla sua ragion d’essere. Se infatti la politica è essenzialmente gestione del potere, oggi non solo le forme tradizionali di tale gestione sono divenute problematiche (in tutto l’arco del rapporto partiti-Stato), ma la stessa collocazione del potere è divenuta incerta. I luoghi del potere sono oggi più diffusi, meno identificabili, più anonimi». È quanto fotografato dal Cardinale Scola nel suo tradizionale discorso alla città, in occasione della festività patronale del 7 dicembre, nella basilica di Sant’Ambrogio a proposito del tema Milano e il futuro dell’Europa. Il nucleo del problema “Europa” è identificato dall’Arcivescovo nell’intreccio tra crisi finanziaria e crisi della politica, «manifestatasi in una grave assenza di volontà politica comune». Ed essendo la politica una scienza, laddove c’è una grave assenza, un vuoto, questo viene riempito – per l’appunto – da altri luoghi di potere più diffusi, meno identificabili e anonimi. È quello che già negli anni settanta il filosofo Jean-François Revel descriveva rispetto alle nostre società occidentali, che pure vivevano protette sotto l’ombrello della Nato: «piccoli e grandi poteri di fatto che proliferano sul cadavere dello Stato democratico creano nel dettaglio lo stesso clima di paura e di vile conformismo che uno Stato autoritario centralizzato crea in blocco. Si tratta, difatti, d’una formula originale di dittatura decentrata». Oggi si potrebbe parlare allo stesso modo della cosiddetta Troika (Fmi, Bce e Commissione europea), delle agenzie di rating o di certe corti di giustizia piuttosto che della cattedra di studi lgbt di Harvard come centri di potere di fatto che creano in economia, nel diritto e nei costumi sessuali un clima di paura e di vile conformismo. E quando si assiste ad un aumento di “potere integrativo” da parte di queste entità a discapito dei parlamenti nazionali legittimati dal voto popolare, la demotivazione e la disaffezione da una parte e il populismo e i movimenti di protesta dall’altra sono l’immediata reazione. Questo meccanismo è ormai acclarato nel caso della Troika e delle agenzie di rating. Meno nel caso degli altri due. Eppure un certo mainstream, propugnato e reso degno da autorevoli accademie, legittima gruppi e lobbies che dispongono di risorse da impiegare nel circuito giudiziario a bypassare il decisore politico per imporre attraverso le sentenze dei tribunali presunti nuovi diritti che scardinano gli ordinamenti nazionali. Ciò frammenta i processi decisionali ed erode la responsabilità di chi è legittimato dal voto a vantaggio di chi non può essere sanzionato o sostituito dalla volontà popolare.

piccoli e grandi poteri di fatto proliferano sul cadavero dello Stato democratico. [...]. Si tratta d'una formula originale di dittatura decentrata

Jean-François Revel

Bisogna ammettere che l’unica istituzione internazionale che denuncia con forza e in modo sistematico questa formula originale di dittatura decentrata è proprio la Chiesa di Francesco che, fin dall’inizio del magistero di Bergoglio, ha parlato di «dittatura di una economia senza volto» (Evangelii gaudium, n. 55), ha detto con forza il proprio «No a un denaro che governa invece di servire» (n. 57) e ha messo in guardia contro la «colonizzazione ideologica» del gender (19 gennaio 2015). Quella Chiesa che, essendo cattolica e quindi universale, non rivendica chiusure nazionali. Anzi, se c’è una parola che caratterizza questo pontificato è proprio “apertura”. Così come non si stanca di invitare tutti ad un rinnovato impegno, in controtendenza con la disaffezione che conduce all’astensione durante le tornate elettorali. In occasione del terzo incontro mondiale con i Movimenti popolari del 5 novembre scorso, il papa ha detto: «Quando voi, dal vostro attaccamento al territorio, dalla vostra realtà quotidiana, dal quartiere, dal locale, dalla organizzazione del lavoro comunitario, dai rapporti da persona a persona, osate mettere in discussione le “macrorelazioni”, […], vi state mettendo sul terreno delle grandi decisioni che alcuni pretendono di monopolizzare in piccole caste. Così la democrazia si atrofizza, diventa un nominalismo, una formalità, perde rappresentatività, va disincarnandosi perché lascia fuori il popolo nella sua lotta quotidiana per la dignità, nella costruzione del suo destino». E ancora: «Voi, organizzazioni degli esclusi e tante organizzazioni di altri settori della società, siete chiamati a rivitalizzare, a rifondare le democrazie che stanno attraversando una vera crisi. Non cadete nella tentazione della casella che vi riduce ad attori secondari o, peggio, a meri amministratori della miseria esistente. In questi tempi di paralisi, disorientamento e proposte distruttive, la partecipazione da protagonisti dei popoli che cercano il bene comune può vincere, con l’aiuto di Dio, i falsi profeti che sfruttano la paura e la disperazione, che vendono formule magiche di odio e crudeltà o di un benessere egoistico e una sicurezza illusoria».

Quando voi, dal vostro attaccamento al territorio, [...], osate mettere in discussione le “macrorelazioni”, […], vi state mettendo sul terreno delle grandi decisioni che alcuni pretendono di monopolizzare in piccole caste. Così la democrazia si atrofizza

Francesco

L’invito di Francesco non è ad un eccesso di attivismo in risposta ad un generale disimpegno – quale reazione alla frammentazione decisionale dei centri di potere decentrati, meno identificabili e più anonimi. Ha radici molto più profonde. Come spiega lui stesso è innanzitutto «un’attenzione rivolta all’altro “considerandolo come un’unica cosa con se stesso”» (Evangelii gaudium, n. 199). Si tratta del rovesciamento di quel paradigma che governa ormai le istituzioni sovranazionali, per cui «vi è oggi la tendenza verso la rivendicazione sempre più ampia di diritti individuali – sono tentato di dire individualistici –, che cela una concezione della persona umana staccata da ogni contesto sociale e antropologico, quasi come una “monade”, sempre più insensibile alle altre monadi intorno a sé. Al concetto di diritto non sembra più associato quello altrettanto essenziale e complementare di dovere, così si finisce per affermare i diritti del singolo senza tenere conto che ogni essere umano è legato a un contesto sociale, in cui i suoi diritti e doveri sono connessi a quelli degli altri e al bene comune della società» (Francesco, Discorso al Parlamento europeo, Strasburgo, 25 novembre 2015).

Nella crisi della politica il contributo che papa Francesco e la Chiesa possono offrire è quello di recuperare il senso più vero della democrazia e del nostro vivere insieme.

Correlati