POPOLI & POLIS

11 Aprile Apr 2017 1536 11 aprile 2017

Il Sistema e le Persone

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Lunedì 3 aprile: un kamikaze ventiduenne kirghiso fa esplodere se stesso e una bomba in un vagone della metropolitana di San Pietroburgo. I morti sono 14.

Martedì 4 aprile: un raid aereo colpisce con armi chimiche la provincia siriana di Idlib e uccide decine di civili, tra cui 11 bambini.

Notte tra giovedì 6 e venerdì 7 aprile: 59 missili Tomahawk americani partono da una portaerei al largo del Mediterraneo e centrano la base siriana di Al Shayrat. L’ordine esecutivo è emesso da Donald Trump nella sua residenza di Mar a Lago in Florida, la nuova Casa Bianca del Sud, dove ha appena cenato con il primo ministro cinese Xi Jinping e cominciato a tessere con lui un’intesa che potrebbe cambiare i fragili equilibri economici e commerciali del pianeta. A riprova che, mentre bombarda tatticamente il Mediterraneo e minaccia dazi all’Europa, tutta la sua attenzione strategica è orientata verso il Pacifico.

Venerdì 7 aprile: un uomo alla guida di un camion si getta sulla folla in una via centralissima di Stoccolma, uccide 4 persone, tra cui una bimba di 11 anni, e ne ferisce 12.

Domenica 9 aprile: doppio attentato in Egitto a chiese cristiano-copte durante la messa. A Tanta, città sul delta del Nilo, una prima esplosione provoca 26 morti e oltre 70 feriti. Ad Alessandria, una seconda causa 6 morti e 66 feriti.

Lunedì 3 aprile: bomba in un vagone della metropolitana di San Pietroburgo

Lunedì: San Pietroburgo. Martedì: Siria. Notte di giovedì: attacco americano alla Siria. Venerdì: Stoccolma. Domenica: Tana e Alessandria d’Egitto. Così è andato il mondo la scorsa settimana.

Intanto in Italia sono terminati ieri i congressi del Partito Democratico, con una convenzione romana dove ci si è accapigliati sulla legge elettorale, i colpevoli dello smacco subito alla Commissione Affari Istituzionali e la possibilità di rinviare le primarie a causa del tendine di Achille di Michele Emiliano, rottosi durante una tarantella. Il Movimento 5 Stelle si è riunito sabato a Ivrea in una convention para-aziendale, dove ha strizzato l’occhio al vituperato establishment e all’odiata stampa. E un bucolico Silvio Berlusconi è tornato in campo salvando (lodevolmente, sia detto per inciso) cinque agnellini dal prossimo massacro pasquale e dando loro il biberon nel parco di Arcore. Foto e video a spiovere sul web.

Per quanto riguarda l’Europa, l’alto rappresentante per la politica estera, Federica Mogherini ha fatto sentire con chiarezza la propria voce sulla Siria e detto quel che c’era da dire: pur denunciando fermamente i crimini di guerra di Assad, l’UE si oppone a un’escalation militare e auspica una soluzione politica credibile. Nel frattempo però tutte le principali capitali europee avevano espresso un sostegno unanime all’azione di Trump.

Dopo questa ridda di eventi, di segno molto diverso tra loro, si apre una nuova settimana. E, a seconda della nostra indole, noi ci apprestiamo ad attraversarla spaventati o confusi o arrabbiati o ripiegati sui noi stessi perché resi ormai impermeabili a ciò che ci avviene intorno da una sfiducia generalizzata nelle sorti pianeta e in chi lo governa. Dimenticando che spesso chi governa lo abbiamo scelto noi.

Davanti a questo accumulo di orrori, timori e paradossi, è forse più che mai il momento di fermarsi… a pensare.

Bombardamento in Siria

Davanti all’accumulo di orrori, timori e paradossi, è forse più che mai il momento di fermarsi… a pensare. È il pensiero che permette di passare dal caos al progetto.

Il valore del pensiero nella vita politica e civile lo ha ben spiegato su L'Espresso Marco Pacini a colloquio con il politologo Carlo Galli: “La politica ha bisogno di un orizzonte di pensiero, di un tempo del pensiero… (Altrimenti) vediamo un amalgama indistinto privo di progettualità. I cittadini lo sanno, forse in modo inconsapevole o inconscio. Chiedono una riflessione rispetto alla chiacchiera.”

Ha molta ragione: è solo il pensiero che permette di passare dal caos al progetto. Ed è solo il progetto che consente il cambiamento. Quel cambiamento di cui abbiamo, senza dubbio, disperatamente bisogno. Ma quale cambiamento?

Se ci fermiamo, appunto, a “pensare”, constatiamo che ogni comunità politica o sociale è composta principalmente da due elementi: il “sistema” e le “persone”.

Con sistema si intende l’insieme di leggi, norme, istituzioni e patti sociali che ne sono i capisaldi strutturali. Con persone, coloro che gli permettono di vivere e di tradursi in decisioni, azioni, scelte.

Missili USA sulla Siria

Ogni comunità politica e sociale è composta da due elementi: il Sistema e le Persone. L’insieme di leggi, norme, istituzioni e patti sociali che la strutturano. E coloro che li fanno vivere, traducendoli in decisioni, azioni, scelte.

L’assioma può applicarsi al mondo intero. Se ci concentriamo tuttavia sull’Italia e sull’Europa, esse sembrano trovarsi in una situazione opposta.

In Italia noi disponiamo di un “sistema normativo ed organizzativo” che si fonda su una carta costituzionale che, pur se perfettibile in alcune sue parti (con il dovuto rispetto e in buon italiano), resta una legge esemplare: inclusiva, orientata alla tutela dei diritti fondamentali e dell’uguaglianza, limpida nell’equilibrata distribuzione dei tre poteri, quindi veramente democratica e assolutamente moderna. Il sistema italiano su di essa si regge, eppure non funziona. È sempre più autoreferenziale, chiuso, lontano dalla gente e dalla vita. Ciò dipende appunto dalle persone che lo incarnano: da una classe dirigente che, negli anni, ha perduto progressivamente statura e competenza, rifugge da ogni scelta di merito, premia la mediocrità e le relazioni, manca di coraggio e non ha una visione del futuro che vada oltre gli slogan. Ci sono eccezioni, naturalmente, ma sono soffocate nella massa. Le cause sono molteplici, prima tra tutte l’indebolimento dei partiti, che in passato costituivano lo strumento privilegiato di formazione della classe politica e di connessione tra istituzioni e popolo. Nulla li ha sostituiti in questi compiti, certamente non la rete. Soprattutto quando è usata non come strumento, ma come ideologia.

In Europa, si trovano abbastanza spesso in sede esecutiva persone di valore. Ne abbiamo avuto, e abbiamo, numerosi esempi. Ma le loro buone intenzioni non vanno mai oltre le parole o richiedono, per diventare atti, negoziazioni lunghissime ed estenuanti, inadeguate alla rapidità con cui si muove il mondo nell’era dell’onnipresente Internet e dell’imprevedibile Trump. Perché? Perché la cosiddetta Unione non dispone dei poteri necessari e sufficienti per essere tale. Il drammatico caso siriano ne è un esempio. L’Europa nemmeno siede al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, dove, dopo Brexit, è rappresentata da uno solo dei suoi stati, la Francia.

Attentato a Stoccolma

Ognuno di noi ha un ruolo individuale nel dare impulso a questi necessari cambiamenti. Lo possiamo svolgere quando parliamo, scriviamo, ci riuniamo. E, soprattutto, quando pensiamo e quando votiamo

La contraddizione è palese in una fase storica in cui di Europa abbiamo più che mai bisogno. È solo l’Europa unita, infatti, ad avere dimensioni che consentano di dialogare alla pari con gli Stati Uniti, la Russia o la Cina, di assicurare la sicurezza dei propri cittadini grazie a uno scambio efficace tra i vari servizi di informazione, di rilanciare un’economia malata e un lavoro insufficiente.

Quel che serve per progettare il futuro ci sembra dunque, da un lato, l’innovazione del sistema europeo, che deve prendere avvio da quella “fase costituente” di cui Sergio Mattarella ha sottolineato l’urgenza. E, dall’altro, la scelta in Italia di una classe politica nuova, all’altezza dei compiti che la Costituzione le assegna e delle sfide immense che il nostro tempo le riserva.

Per quanto possa sembrare irrealistico, ognuno di noi ha un ruolo individuale nel dare impulso a questi necessari cambiamenti. Lo possiamo svolgere quando parliamo, scriviamo, ci riuniamo. E, soprattutto, quando pensiamo e quando votiamo.

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