Post Politik

6 Settembre Set 2012 1237 06 settembre 2012

Dieci, cento, mille Angelo Vassallo

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Sventurata la terra che ha bisogno di eroi, tuonava Bertold Brecht. Soprattutto quando gli eroi vengono strumentalizzati da postumi per riabilitare i vivi.

Due anni fa, il 5 settembre del 2010, Angelo Vassallo, sindaco di Pollica, cittadina balneare del Basso Cilento, veniva crivellato con sette proiettili calibro 9.
E l'altro giorno, mentre il presidente Napolitano lo ricordava con un'accorata lettera alla famiglia, i nostri politici twittavano in sua memoria e Bersani gli dedicava un fondo sull'Unità.



Il leit motiv era che Vassallo incarnava la buona politica del servizio alla collettività, oneri e non onori, in antitesi a quella casta di privilegiati, contro cui il paese oggi s'indigna. Il sindaco cilentano era l'esempio dell'impegno nei partiti, fra l'altro, essendo egli un tesserato del Pd, lontano da quella retorica movimentista che tanto spaventa le segreterie.

Giustissimo. Vassallo è un simbolo. Ma non è un simbolo – dal greco sum-ballon, cioè che unisce – che salda la politica romana a quella dei buoni amministratori di periferia. La sua memoria scava fra questi mondi un fossato ancora più profondo.

A due anni dall'assassinio, non sappiamo ancora se Vassallo sia stato ucciso dalla camorra per la volontà di difendere il proprio territorio dalla speculazione edilizia o da pseudo imprenditori senza scrupoli, che ambivano a concessioni balneari per privatizzare il litorale. Sicuramente, il sindaco è stato ucciso da chi voleva forzare le regole per trarre vantaggi economici a scapito dell'ambiente e del bene comune.
Ma se è vero che esiste una politica al servizio dei cittadini, testimoniata fino al martirio da Vassallo, il fatto che sia sprofondata in paesini sperduti dello Stivale, senza privilegi, senza autoblù, con stipendi risibili, non dovrebbe farci riflettere sul fatto che forse proprio il potere e i privilegi romani funzionano come un deterrente verso i buoni politici?

Opera, cioè, un meccanismo di selezione inversa, che attira quei politici di professione animati più dall'ambizione personale che dalla dedizione al bene comune.

Intendiamoci, non sono un moralista che crede che la politica vada ridotta ad una pratica anacoretica. Ma se, banalmente, dopo quattro mandati da sindaco, Vassallo continuava ad essere un politico microlocale, forse qualche responsabilità i partiti nazionali ce l'avranno. Le segreterie romane, infatti, sono percepite come i pilastri di un sistema autoreferenziale, poco meritocratico, ostile ai buoni amministratori e più propenso a “blindare” i portatori di voti e gli esponenti di qualche lobby. E' un'idea populista? Può darsi.
Ma, mi chiedo: quanti Vassallo devono essere uccisi per essere scoperti quand'è troppo tardi?

Vicino a Pollica, c'è Torraca, che è il primo ente locale illuminato a led d'Italia. Una politica che ha prodotto un risparmio energetico del 65%, una riduzione dei costi di manutenzione del 50% e dell’inquinamento luminoso del 90%.
Vincenzo Cenname, sindaco di Camigliano, in provincia di Caserta, ha implementato molti anni fa la raccolta differenziata porta a porta, facendo sì che, in piena emergenza rifiuti, il suo paesino fosse lindo. Cenname, invece di essere premiato con uno scranno a Montecitorio, è stato anche commissariato dall'allora Ministro dell'Interno, Roberto Maroni, per aver rifiutato di affidare la raccolta differenziata ad un Consorzio provinciale, fortemente sospettato di infiltrazioni camorristiche.
Mentre Roma si arrabatta in un'incipiente crisi dei rifiuti
, a Capannori, in Provincia di Lucca, hanno realizzato un sistema “zero waste”, sul modello teorizzato dall'esperto americano Paul Connet.

Cari segretari di partito, quando facciamo fare carriera a questi buoni politici di periferia?

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