Post Politik

14 Settembre Set 2012 1655 14 settembre 2012

Il fascino discreto della tecnocrazia

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Ma i professori non erano antipatici a tutti? Conviene identificarsi con loro?
“Oltre Monti”, “Monti con distinguo”, “nel segno di Monti”.
La politica del Pd si sta modellando sul professore bocconiano, al di là della volontà o meno di proseguire o superare la sua agenda, propugnata dai principali leader dei democrat.

Se ricca e plurale è l'offerta di idee del Pd sul Monti politico, però, non lo stesso si può dire sul montismo antropologico. Il partito sembra dominato da un pensiero unico dominante, una sorta di primato civile e morale del loden, a cui non è aliena neanche la sinistra dei Fassina & co.

In sintesi, dopo gli anni dell'approssimativo e della caciara, del governo delle igieniste dentali, delle soubrette, degli urologi, degli avvocati e dei commercialisti di Berlusconi, con Monti tornano al centro della politica le competenze e il merito. I professori sono dei sapienti, esponenti di quella buona e nobile borghesia sobria e “calvinista”, si direbbe!, che era stata spazzata via dal bagaglino di stato, dal bunga bunga, dal cafonal di coloro che officiavano le notti del Billionaire, e che hanno governato nella Seconda Repubblica.

Ho sostenuto altrove, che in questi ultimi diciassette anni Berlusconi non abbia vinto politicamente l'Italia, ma antropologicamente. La sua narrazione fatta di tette, culi, di sfrontata esibizione di ricchezze materiali ed ignoranza non era tanto funzionale a creare un'immedesimazione con l'italiano medio, quanto piuttosto ad offrire all'Italietta che da sempre cova nella pancia del nostro paese un percorso di riscatto e di egemonia.

Chi non pagava la tasse, ora lo poteva dire con orgoglio. Chi si divertiva con i Cinepattone, lo poteva confessare, permettendosi addirittura il lusso fantozziano di rivendicare: “la corazzata Potemkin è una cagata pazzesca”.

Con il montismo, la buona borghesia della classe, dei gusti culturali giusti e dell'eleganza, torna al potere.
Ma siamo sicuri che gli italiani, nel caso in cui fossero costretti a scegliere tra un clone di Berlusconi e di Monti, sceglierebbero quest'ultimo?

Vedo in politica troppi affettati professori, troppi bocconiani, troppa intellighenzia dalle letture giuste, per non temere una debacle colossale. Questa classe di ottimati è sovrarappresentata nei simposi, nei think tank, ambiziosa di sedere sugli scranni senatoriali.
La sinistra potrebbe colpevolmente dimenticarsi che i voti ce li hanno sempre gli Scilipoti di turno, e che le veline continuano ad essere un modello seguitissimo.
Ma, attenzione: l'Italia berlusconiana non è il paese reale a cui si contrappone il paese legale di Monti, ne è semplicemente una proiezione oleografica.

Il paese reale è fatto di facce piagate dalle difficoltà di arrivare il 20 del mese con 1.300 euro, se tutto va bene. Già, perché vale la pena di ricordare agli apologeti della fine della classe operaia, che allorquando la maggioranza degli italiani guadagna meno di 1.300 euro al mese, ci troviamo di fronte ad un nuova proletariato, dal punto di vista reddituale, fatto di ceto medio.

L'Italia è un paese di ceto medio proletarizzato, al quale la sinistra non offre una rappresentanza e la destra ha offerto per diciassette anni solo una rappresentazione, che ha però funzionato brillantemente dal punto di vista elettorale.
Nel primo governo della Comune parigina del 1871, d'altronde, i socialisti chiamarono l'operaio Albert a rappresentare il paese reale.

Chi rappresenterà in questo nuovo centro-sinistra le lavoratrici e i lavoratori dell'Omsa, dell'Alcoa, di Pomigliano?

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