Post Politik

20 Settembre Set 2012 1522 20 settembre 2012

Vignette, libertà e rispetto

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Ma siamo proprio sicuri che la libertà di espressione abbia a che vedere con l'accostamento fra sacro e sodomia?

Dopo gli attentati di Bengasi e il caso del film “The innocence of Muslim”, ora è la Francia sotto attacco e nel panico generale, a fronte delle provocatorie vignette su Maometto pubblicate da Charlie Hebdo. Il direttore rivendica tale scelta con la libertà d'espressione, ma ho la sensazione che la tradizione dell'Illuminismo francese ed europeo non c'entri niente.


Tralasciamo il fatto che in gran parte dei paesi mussulmani non esiste un diritto d'espressione e critica così ampio come riconosciuto in Occidente.
Evitiamo anche di impelagarci in ragionamenti circa la debolezza delle libertà e dei diritti civili in certi paesi mussulmani, mettendoli in relazione con l'islamismo o con altre interpretazioni sociologiche.

Qua, il dato di fatto è che la Lega Araba si limita a definire le vignette in questione “provocatorie ed odiose”, richiamando i mussulmani alla calma, senza minacciare ritorsioni o altro contro la Francia che, come paese sovrano, ha tutto il diritto di concepire la libertà d'espressione come meglio crede.

Insomma, nonostante i pittoreschi falò di bandiere americane degli estremisti, gli stati mussulmani non attentano alla nostra libertà d'espressione.

Ma perché noi decidiamo di provocare la loro sensibilità in modo grossolanamente volgare e offensivo?
Cosa c'è di serio, di ragionevole, e di utile nell'ambito della costruzione di un discorso pubblico sul rapporto fra libertà civili e religiose, nel rappresentare il profeta col sedere di fuori?

Invochiamo le libertà civili solo per coprire le nequizie del nostro etnocentrismo: la pretesa che il sentimento religioso – non importa di quale religioni si parli -, sia un reliquato di una società arcaica che la modernità deve spazzare con violenza verbale e senza rispetto degli altri.

La libertà d'espressione dovrebbe – non arrestarsi – ma temperarsi di fronte alla libertà altrui a non vedere offeso il proprio senso religioso. Questa mediazione non è facile perché, soprattutto l'arte, attraverso il prometeico gesto creativo dell'artista, è dissacrante in sé.

In una società veramente liberale, però, non dovrebbe esistere l'imperio o la sovranità di un potere o di una libertà, ma dovremmo ispirarci al balance of powers e alla costante, sicuramente difficile mediazione, fra libertà e valori. Insomma, in una società caratterizzata dal politeismo dei valori, come l'ha definita Max Weber, la libertà d'espressione non dovrebbe passare come un rullo compressore su tutto.

E, soprattutto, dovrebbe essere finalizzata alla discussione informata e alla comprensione. Risultati che si raggiungono con l'esposizione razionale, anche artistica, e non con l'offesa o con il deretano di Maometto.

Certo, in Occidente ci siamo abituati a tollerare di tutto, dalla masturbazione del crocifisso, come è successo a Venezia, alla “crocifissione” di cantanti pop, come ha fatto Madonna, o addirittura di una rana, come nell'opera di Hermann Nitsch. Cosa volete che sia il culo di un profeta!

Ma quello infatti che un po' tutti nel mondo islamico non capiscono dell'Europa – e non lo capiscono neanche gli americani – è come sia possibile che il sacro nel vecchio continente valga così poco.

La religione – pur se criticata e finanche combattuta – dovrebbe meritare maggiore serietà e rispetto. Invece, nel nome di una malintesa libertà d'espressione, si rivendica la libertà d'offesa e di blasfemia.

Personalmente, non sono religioso e sono finanche anticlericale. Ma ho solo la sensazione che siamo diventati una società poco seria, che dà importanza a cose vane – come l'apparenza e la moda – e ne dà troppo poca a cose serie – come la cultura o il senso del sacro.
E, purtroppo, dato che queste vignette non sono neanche divertenti, pur essendo diventati poco seri, non facciamo veramente neanche ridere.

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