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5 Ottobre Ott 2012 1139 05 ottobre 2012

Renzi, le elezioni e gli apprendistri stregoni

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Cosa pensereste se la vostra squadra del cuore stesse per vincere lo scudetto e, alla penultima di campionato, decidessero che vince chi ha il miglior attacco, cioè la seconda? 

Questa è la situazione in cui si trova l’esecutivo nazionale del Pd - ma non solo -, che sabato deciderà le regole delle primarie.
Regole che sembrano avere un solo obiettivo: scongiurare una vittoria di Renzi



Intendiamoci, magari se si premiassero i migliori attacchi, il campionato se ne gioverebbe, e cambiare le regole delle primarie del Pd non è una cattiva idea, dato l’esito imbarazzante di molte di queste elezioni.
Ma è giusto cambiare le regole proprio alla penultima di campionato, con l’obiettivo  malcelato di strapparvi lo scudetto? Beninteso, non si tratta di un problema solo della Serie A, ma pure della Bundesliga.
Non mi riferisco solo delle primarie del Pd, infatti, ma anche delle prossime elezioni politiche del 2013.

Le regole del gioco, quando si parla di politica, sono i sistemi elettorali e di voto. E si dà il caso che, nonostante i sistemi elettorali non rappresentino la principale preoccupazione degli italiani, è da queste regole che dipende la possibilità che la volontà degli elettori si avveri.

Ora, per quel che riguarda le primarie del Pd, che le regole vadano perfezionate non v'è dubbio. Basta ricordare come sono andate le primarie a Napoli, con l'accusa di brogli, o quelle di Palermo, ribaltate dalla vittoria di Orlando, in aperta polemica con l'esito gattopardesco delle consultazioni di base.
Il dato più preoccupante è, però, che le discussioni in seno al Pd vertano soprattutto sul modo di inertizzare Renzi.
Il sindaco fiorentino viene accusato di essere di destra, di puntare a spaccare il Pd e di altre amenità. Premesso che politicamente sono distante da Renzi, la possibilità che le regole si cambino “contro” Renzi è inaccettabile. Delle due l'una: o Renzi non è da considerarsi democrat e, quindi, deve essere espulso dal partito; oppure è un candidato legittimo e pienamente legittimato a vincere. D'altronde, il Partito Democratico è nato proprio per mettere insieme cattolici e socialisti. La colpa di Renzi, allora, sarebbe quella di preferire un'alleanza solo centrista ad un'altra con Vendola. Ma si tratta di pura accademia, dato che il Pd, per governare dopo il voto, sarà costretto, con buona probabilità, ad allearsi pure con l'Idv.  E un Renzi leader, come tutti, dovrà cercarsi una maggioranza in parlamento.

Sullo sfondo delle polemiche, resta poi la stranezza di fare delle primarie non sapendo se si voterà con un sistema che assegni il premio di maggioranza al partito o alla coalizione. Per adesso, possiamo affermare che delle primarie di coalizione a doppio turno – dove si mobilitano i militanti di sinistra – favorirebbero Bersani, mentre primarie ad un turno interne al partito vedono in vantaggio il sindaco di Firenze.
Ma, attenzione: nel caso di primarie di coalizione a doppio turno, Vendola gioca per far vincere Bersani al ballottaggio o per cannibalizzarlo al primo turno e andare a giocarsela con il fiorentino al secondo? Ecco che l'estensione della platea elettorale è l'elemento dirimente: con una platea ampia, tutti gli elettori possono esprimersi liberamente, al di là degli ordini di partito. I liberi cittadini potrebbero premiare sia Renzi che Vendola, dato che l'elettore delle primarie tende a votare per i candidati più polarizzati e Bersani, stretto fra il leader di Sel e il sindaco di Firenze, risulterebbe paradossalmente di centro. L'albo degli elettori di centrosinistra, invece, estendendo la platea solo a sinistra, penalizzerebbe la capacità di Renzi di parlare al cittadino moderato. Assolutamente incredibile, poi, sarebbe l'idea, trapelata in queste ultime ore, di istituire un obolo di 5 euro per far votare: un modo per portare alle urne solo le correnti organizzate dei partiti.

Se cambiare le regole al novantesimo è comunque discutibile, per chiarezza va detto che lo si deve fare innanzitutto per Renzi che, con l'attuale regolamento, non potrebbe concorrere.  Comunque sia, caro Pd, cambiare le regole all'ultimo per non fa vincere Renzi è semplicemente inaudito.

Anche a livello nazionale, comunque, la discussione sui sistemi di voto sembra essere più caratterizzata su come “truccare” il voto a proprio vantaggio che su come restituire il più fedelmente possibile la volontà degli elettori.
Il trucchetto a cui punterebbe una parte dell'establishment di Pd, Udc e Pdl è il Monti-bis. Per carità, i motivi addotti sono rispettabili. Sarebbe impossibile governare con le ali estreme, meglio fare un'unione sacra di centro che porti avanti l'Agenda Monti, si dice.
Cosa sia, poi, questa Agenda Monti, nel caso di un governo Pd, Pdl e Udc, quindi incapace di fare delle vere liberalizzazioni di destra o di promuovere crescita ed equità di sinistra, non è dato sapere.
Fondamentalmente, l'Agenda Monti si limiterebbe al tenere fede a promesse europee che si sostanzierebbero in alcune dismissioni-svendite, aumento di tasse ed austerità. Cosa ben diversa sarebbe un Monti appoggiato da una chiara coalizione di centro-sinistra o centro-destra, ma le discussioni sui sistemi elettorali, ad oggi, non fanno presagire un vero desiderio da parte dei principali partiti del paese di competere.

La cosa più incredibile è che le unioni sacre – cioè la sospensione della competizione destra-sinistra -, si sono fatte sempre e solo in tempo di guerra. Un'ulteriore dimostrazione di come questa crisi sia percepita come la continuazione del conflitto con altri mezzi.

In conclusione, spero solo che i parlamentari e i maggiorenti del Pd, alla fine, come degli apprendisti stregoni, non si ritrovino con dei papocchi che ingenereranno situazioni assurde e anche peggiori di una vittoria di Renzi (per chi lo avversa) o di un'altra elezione col Porcellum.
I sistemi elettorali sono così complicati e distorti da aver dato vita una copiosa letteratura che spazia dal “Paradosso di Condorcet” al “Teorema dell’impossibilità di Arrow”, dove si fa sempre riferimento alla confusione che il voto può creare, in antitesi alle vere preferenze degli elettori.
La materia è scivolosa, la demoscopia non è una scienza esatta e l'eterogenesi dei fini incombe.

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