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24 Ottobre Ott 2012 0048 24 ottobre 2012

#Choosy, classe del governo e governo di classe

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Il nostro è veramente un governo di classe. E non solo per l’eleganza delle borsette firmate o del loden di Monti. Il nostro è un governo di classe soprattutto perché è espressione di una classe dominante che semplicemente disprezza quella parte del paese che non conosce.
Con cui non condivide gusti, eleganza, cultura e modi che sono propri del nostro Consiglio dei ministri.



Ed è un governo la cui classe, esemplificata dall'infelice battuta della Fornero sui giovani choosy, lascia sempre più a desiderare.

Per i tecnocrati, oramai, il popolo è ridotto ad un’alterità inconoscibile. Al paese reale, il nostro governo può solo riservare qualche parabola paternalista, più spesso gaffe e irrisione.

Per i montiani, gli italiani non devono essere semplicemente pedagogizzati, così com’era nella tradizione gesuitica del popolarismo e nella corrente gramsciana del Pci.
Devono essere rieducati. La regola monastica è l’austerità, di fatti declinata con accenni penitenziali.

Si tratta semplicemente di una nuova razza padrona, lontana dai lustrini cafonal del berlusconismo, ma anche dall’etica calvinista e industriale di altri governi padronali del passato.

I padroni del vapore conoscevano le mani piagate dalla fatica dei metalmeccanici e mai avrebbero manifestato quel disprezzo classista che hanno mostrato troppe volte i nostri ministri. Valletta, in fin dei conti, storico presidente della Fiat, mangiava in mensa con gli operai. Il milieu sociale dei nostri ministri è quello, invece, dei grandi professori, dei grandi avvocati, dei grandi boiardi e dei principi dei Cda. Quelli che non ci parlano manco, con chi campicchia con pochi soldi, che non camminano per le città e probabilmente non hanno mai incontrato un clochard; e se lo facessero, se ne allontanerebbe infastiditi per l’odore. L’odore della vita dolente dell’Italia reale.

Questa mentalità - ciò che un grande antropologo delle classi sociali, Pierre Burdieau, definisce habitus -, è tradito da troppe battute infelici.

L’ultima, in ordine di tempo, è quella della Fornero sui giovani schizzinosi. Sui ragazzi, in modo particolare, sembra abbattersi la derisione più feroce da parte di questi tecnocrati senza cuore: dall’epiteto di bamboccioni, alla battuta sul posto fisso monotono.
Un’irrisione veramente gaglioffa e inaccettabile, vieppiù perché proferita dai bramini di una casta saldamente al comando dall’alto dei propri posti a tempo indeterminato, delle proprie occupazioni di prestigio, spesso appartenenti alle schiatte più insigni del paese, quasi sempre mogli o mariti di qualchedunaltro Chiarissmo, Illustre o Magnifico, sempre amorevoli genitori di pargoli laureatesi nelle migliori università straniere - che anche un italiano abbiente se le sogna -, pariniani giovin signori figli del e dal noioso posto fisso.

Insomma, di sentire magnificare le sorti della precarietà da parte di quelli che hanno saldamente i culi ancorati su qualche poltrona, veramente non se ne può più.

Da questo punto di vista, i nostri tecnocrati si dimostrano dei neofiti della politica perché dicono cose che si potrebbero pensare ma non dire. E l’Italia non ha bisogno di neofiti ma di esperti: della politica, innanzitutto.

Il problema è che questi signori non conoscono la vita reale, perché hanno sempre alternato i simposi alla Luiss o alla Bocconi con i vernissage nei migliori salotti del paese.

Non è un problema solo di valori. Le scelte di questo governo, infatti, sono spietatamente regressive. La stessa messa in scena del saldo invariato dell’ultima legge di stabilità frana di fronte all’evidenza che a rimetterci, come sempre, sono i più poveri.

Certo, questo governo è meglio di Berlusconi, Monti è autorevole, alcuni ministri stanno operando bene, ci sono le competenze, per carità. Ma in un paese normale, dopo l’errore degli esodati, un ministro si sarebbe dimesso. E, invece, la Fornero fa ancora la sua lezioncina, magari in inglese, per mortificare il popolo bue ancora di più.

Anche sulle competenze, avrei qualcosa da ridire. E’ da tempo che scrivo che questa austerità ammazzerà il Paese e oggi, dopo l’errore sul moltiplicatore fiscale, lo dice anche il Fondo Monetario Internazionale. Poi, siamo in recessione, la domanda è depressa, e i governo che fa?, aumenta l’Iva. Cioè, spinge i consumi giù. E, magari, dovremmo pure ringraziarlo perché voleva aumentare l’Iva ancor di più.

Monti, in conclusione, è stato un passaggio importante per l’Italia. Ma che la politica debba andare non solo oltre Monti, ma contro gli aspetti più conservatori e deteriori di questo governo, mi sembra irrinunciabile.
Per rimettere in moto l’Italia.

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