Post Politik

29 Ottobre Ott 2012 1103 29 ottobre 2012

La marcia su Roma di Beppe Grillo

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Nel nefasto anniversario della Marcia su Roma, Beppe Grillo ha marciato sulla Sicilia. Anzi, ha nuotato verso la Sicilia. Ma è la sua la vera rivoluzione, democratica e istituzionale, visto che i balilla marciarono sulla capitale comodamente in treno, e presero il potere solo perché il re non firmò la richiesta di stato d'assedio proposta dall'allora primo ministro.

Già, perché al di là dei numeri, è ovvio che il Movimento Cinque Stelle ha compiuto comunque una rivoluzione. Conseguendo un risultato inaspettato ed importante in una regione particolarmente difficile, caratterizzata più dal voto clientelare che dal voto d'opinione. Una regione, però, che ha o disertato le urne, perché completamente sfiduciata – l'affluenza è stata bassissima -, o che, in quella parte che ha deciso di mobilitarsi, ha deciso di farlo per rompere un sistema consociativo dove come unico elemento realmente di discontinuità è stato percepito Beppe Grillo.


La Sicilia che ha votato il M5S – numericamente significativa -, lo ha fatto, non perché con quel voto si sarebbero ottenute consulenze o posti di lavoro in qualche partecipata, ma per esprimere realmente una scelta di valore rispetto a come deve essere gestita la cosa pubblica. Magari molti parleranno di semplice voto di protesta, contro il sistema, un voto che non si sarebbe determinato se il Pd e il Pdl non avessero inciuciato insieme con Lombardo. Un voto per bocciare quella grosse koalition, sperimentata in Sicilia, prima che Monti la lanciasse su scala nazionale, e che invece di rappresentare la responsabilità bipartisan in un momento di crisi, come gli aedi del montismo vanno ripetendo da mesi, è stata bocciata come consociativismo gattopardiano.

Ma la verità è questo voto non è solo protesta ma proposta.
Grillo offre una proposta politica semplice, costruita attorno alla retorica del cervello collettivo della Rete. Certo, sul fronte realmente amministrativo non sono tutte rose, e il caso Parma lo suggerisce. Ma, per gli elettori, non è questo il momento di fare le pulci al M5S, evidentemente.
L'anniversario sulla Marcia su Roma l'ho tirato in ballo, però, perché Grillo – benché lo ritenga una proposta democratica e legittima - è un ducetto le cui idee non sono in grado di governare realmente il paese. Innanzitutto, Grillo è il padrone indiscusso del M5S. Quale personalità c'è nel Movimento a parte Grillo o Casaleggio? Magari i sostenitori ribatteranno che è un vero movimento democratico, fatto di signori nessuno che si documentano e si autogovernano. Ma qui emerge il vero problema: per governare la complessità dei nostri sistemi politici non bastano solo cittadini comuni, semmai brillantemente preparati su singole politiche, come il porta a porta o la filiera corta.
Per governare il paese, serve di più di saper organizzare un Gas o un orto urbano.

Gli attivisti del M5S sono portatori di una visione infantile e complottista della politica globale: blaterano di dittatura delle banche, signoraggio, governo globale di oscuri potentati rappresentati dal Bilderberg Group o dalla Trilaterale. Una concezione presente, d'altronde, sia nell'estrema destra che nell'estrema sinistra e che dimostra come il M5S sia l'erede di queste ali estreme, un tempo collettori di un voto di protesta che non aveva mai raggiunto questa entità.
Nei link allegati, presi dal sito del comico genovese, si discute proprio di questo oscuro potere plutocratico globale: sono sciocchezze colossali.
Se il M5S dovesse governare l'Italia, allora, o si scioglierebbe miseramente difronte alle ingenuità proposte dalla base relative all'idea di abbandonare l'euro o la Ue o, perseguendo realmente quella fantapolitica, porterebbe il paese alla rovina.
In conclusione, sono molto rispettoso dell'energia democratica che fa da propellente al M5S. Ma si tratta di un'energia che dovrebbe essere governata da un movimento strutturato non costruito attorno al carisma di un leader come Grillo che, dice tante cose giuste, ma anche tante sciocchezze pericolose.

Da parte loro, ora, tutti gli altri partiti faranno sicuramente una nuova legge elettorale, proporzionale, per depotenziare il M5S. La difesa della casta non farà altro che alimentare l'odio sociale per i partiti.
Sarebbe opportuno, allora, che si costruissero proposte politiche serie, per ricanalizzare nell'alveo istituzionale quella voglia di una politica diversa che esprime il M5S e alla quale tutti i partiti non sono stati in grado di rispondere. Partendo da quella esigenza di pulizia e moralità che, inevasa, rischia di spezzare le reni al paese e non solo ai tanti corrotti che appestano i partiti.

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