Post Politik

3 Dicembre Dic 2012 1723 03 dicembre 2012

L'appello di Zingales a Renzi

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Renzi, dunque, esce sconfitto, a testa alta. E' vero che Bersani ha registrato un risultato netto, ma è altrettanto vero che non sono da sottovalutare i 4 elettori su 10 che hanno scelto il sindaco fiorentino.


Il risultato dello sconfitto, infatti, è quasi puro voto d'opinione, visto che, ad eccezione di Firenze e della sua provincia, il sindaco non godeva né del voto d'apparato né clientelare – detto in senso non dispregiativo, ma nei termini di personale di enti o partecipate che devono ad una nomina vergata da Renzi una qualche carica -.



Il “rottamatore” può quindi essere soddisfatto di queste primarie, nonostante si sia assunto una qualche colpa personale per aver registrato un risultato inferiore alle aspettative, retrocedendo alle spalle di Bersani, in tutte quelle regioni “rosse” dove aveva preceduto il segretario al primo turno.

Ciò che mi incuriosisce, a questo punto, e vedere quanto reggerà la promessa di Renzi di aver voluto fare una precisa battaglia per e nel Pd per la quale, adesso, egli sosterrà fedelmente Bersani e l'establishment che l'ha trombato, senza chiedere posti per sé o per i suoi.

Molto difficile si rivela soprattutto tenere a bada i suoi fedelissimi. Mandare in parlamento e soprattutto al governo qualche renziano, come oggi ipotizzava il Corriere, sarebbe sicuramente un passaggio importante in una scalata al partito che Renzi ha il diritto di continuare a fare, saltando questo turno, quando e se gli elettori democrat lo vorranno.

E' invece sicuramente da mantenere l'impegno a non cercare un posto a Roma per sé. Sarebbe una dimostrazione di protervia e ambizione che potrebbe risultare fatale a chi ha ammesso una sua qualche responsabilità nell'essere stato bocciato dagli elettori proprio per una certa immagine rampante.

Cosa diversa sarebbe se Renzi decidesse di lasciare il suo posto di primo cittadino, perché costretto da quella parte del partito che egli voleva rottamare. Una parte dell'establishment potrebbe cercare di marginalizzarlo e fargli pagare le minacce di rottamazione.

In quel caso, il sindaco potrebbe cercare di rafforzare la posizione sua e dei suoi uomini all'interno del partito, accettando anche incarichi di governo. In caso di fuoco amico, però, Renzi potrebbe anche essere tentato di optare per un altro partito, nonostante le promesse di eterno amore fino a qui proferite.

Diciamo la verità: il Pd e Bersani dovrebbero costruire una statua a Renzi, che ha messo il partito sotto i riflettori e ha convinto gli italiani che il segretario possa vincere qualcosa. Il sindaco ha cercato di fare una battaglia nel Pd, che è e resta il più grande partito della sinistra, seppur un po' annacquata, in Italia. Il futuro comunque apparterebbe a Renzi, anche nei democrat.
Ma, per quanto il giovane sindaco voglia proporsi come uomo al servizio del partito, ambizioni, paure o altre proposte potrebbero anche allontanarlo dai democratici subito.

Le sirene, infatti, hanno già iniziato a cantare.

Mi ha stupito soprattutto l'appello dei chicago boys, pubblicato poco fa da Luigi Zingales su Facebook. Dove si invitano i renziani a portare avanti quella battaglia riformatrice in un altro partito. Un appello che, per me, è rivolto chiaramente anche a Renzi stesso.

    Se Hai Votato Renzi, Vieni con Noi
Matteo Renzi ha perso. Ma la sua battaglia non è stata in vano. Ha dimostrato che nel Paese c’e’ un grande bisogno di idee e facce nuove; che la lotta contro lo statalismo ha un grande seguito popolare; che i dieci punti di Fermare il Declino (condivisi dai Renziani) non sono il desiderio di una ristretta élite, ma hanno un ampio seguito anche all’interno del PD, ed ancora di più nel Paese.

Purtroppo la sconfitta di Renzi ha anche dimostrato che questa battaglia non può essere fatta all’interno dei vecchi partiti. Il partito di Penati e di Marrazzo, di Consorte e di D’Alema non poteva permettere ad un giovanotto pulito di rompere l’equilibrio di potere che ha affondato l’Italia negli ultimi venti anni, un giovanotto che vuole eliminare il finanziamento pubblico dei partiti (su cui tutti campano) , che vuole ridurre il peso dello Stato (fonte di corruzione e clientelismo), che vuole addirittura reintrodurre la meritocrazia e mandare a casa i mediocri. Questo giovanotto è troppo pericoloso per gli apparati di partito, che tutto hanno fatto per fermarlo. Per questo il PD ha disegnato delle regole per farlo perdere, anche a costo di mettere a rischio la vittoria alle elezioni.

Grazie a queste regole liberticide ha vinto Bersani, l’usato sicuro. Un usato che di sicuro non sarà in grado di cambiare la politica, ne’ tantomeno di fermare il declino. Che di sicuro regala a Grillo il monopolio della novità e dell’alternativa. Che di sicuro ringalluzzisce Berlusconi ed il PDL, che avranno facile gioco in dipingere Bersani e Vendola come la Sinistra tradizionale che tassa la gente per mantenere gli sprechi della politica. Di fronte al crollo dell’Italia, i partiti della Seconda Repubblica si mostrano quindi incapaci di riformarsi. Alle elezioni troveremo i soliti Berlusconi, Casini e Bersani.
L’unica speranza di cambiamento è l’entrata di nuovi movimenti nell’arena politica. E’ un percorso difficile, ma è l’unico possibile per evitare uno scollamento tra la politica e la gente. Grillo ha indicato la strada. Rappresenta in modo sublime la rabbia della gente. Ma per cambiare un Paese non basta la rabbia, occorre un’agenda concreta. Noi di Fermare il Declino abbiamo quell’agenda. Un’agenda così simile a quella di Renzi, che molti dei nostri hanno votato per Renzi, sperando in una sua vittoria. Un’agenda che non può essere portata avanti da Bersani e Vendola.

Per questo motivo, per offrire agli Italiani un’alternativa vera alle urne, è giunto il momento di abbandonare ogni esitazione e trasformare Fermare il Declino in un movimento politico che si rivolge non solo ai Renziani delusi, ma a tutti coloro che amano il nostro Paese e lo vogliono diverso. All’Agenda Monti noi preferiamo l’Agenda Renzi. E, con o senza Renzi, la vogliamo portare avanti. Chi ci crede, ci segua.

Ora, fra Pd e Fermare il declino, a Renzi conviene tenersi stretto il primo.
A meno che....

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