Post Politik

20 Dicembre Dic 2012 1138 20 dicembre 2012

Lista Monti e lo spettro dell'ingovernabilità

  • ...

L'ipotesi di una creazione di una lista Monti a cui il professor starebbe per dare il suo contributo rischia di sparigliare i giochi per il Pd e di cambiare fortemente l'esito delle prossime elezioni. E, soprattutto, si delinea uno scenario altamente polarizzato ed instabile, alla faccia di chi puntava su di un centro come punto di equilibrio.

Sabato il Professore scoprirà le sue carte. Per ora, si profila una lista montiana unica, magari, solo al Senato, per superare lo sbarramento che è più alto, rispetto alla Camera. A Montecitorio, invece, si schiererebbero principalmente due liste: una capeggiata da Casini, composta da politici, anche dai transfughi di Pd e Pdl pronti ad appoggiare il professore, ed un'altra, quella di Montezemolo, espressione esclusiva della società civile.

La buona idea di bilanciare politici “responsabili”, endorser dell'agenda Monti, e società civile in due liste, però, potrebbe trasformarsi un pastrocchio, con la Lista casiniana ridotta ad un'ammucchiata di nomenklatura impresentabile, che porta i propri voti al capezzale di un nuovo biancofiore. I nomi che circolano per questo scudocrociato montiano non sono certo quelli che sarebbe stato lecito aspettarsi da parte di chi dovrebbe intercettare il voto di un elettorato in cerca di un polo liberista e di destra “presentabile”, in fuga dal satrapo di Arcore: Mastella, Naro, Buttiglione, addirittura Cirino Pomicino.
E' vero che sia Montezemolo che Monti porranno dei veti a certa nomenklatura, ma è altrettanto vero che la fame di voti, in campagna elettorale, non si sa mai dove conduce.

Di sicuro, grazie a Monti, l'esangue centro verrà rivitalizzato dal punto di vista elettorale.
Si passerà da uno scenario più competitivo, dove se la giocano destra e sinistra, con il centro che può fare da ago della bilancia ma non blocca la competizione, ad un'altro dove il Terzo polo rischierà di fare la vecchia marais, la palude che tutto affossa.
Certo, l'operazione Monti potrebbe essere un'altra: creare una destra presentabile, mettendo fuori gioco Berlusconi. Ma in questa fase, il polo montiano, più che sembrare una coalizione thatcheriana, puzza solamente di stantia "balena bianca".

Intanto, la campagna elettorale si polarizzerà. Berlusconi potrà sfogare la sua vera

natura di ultrareazionario che urla contro l'Euro, la tecnocrazia, le banche e il “mercatismo”, pronto a sedurre l'elettorato forzaleghista con proclami in favore dell'autarchia, del corporativismo, e contro la tecno-plutocrazia.

Il Pd, invece, sarà costretto a smettere di inseguire il centro, senza se e senza ma, rimarcando le proprie differenze rispetto alla fatale agenda Monti.

Per i democrat, la scelta di scendere in campo del professore suona realmente beffarda e ingiusta. Monti è un Golem, plasmato da Napolitano, che oggi si ritorce contro quella parte di sinistra che l'ha voluto. I democratici, che avrebbero potuto vincere facile un anno fa, rischiano di pagare caro quel senso di responsabilità nazionale che li spinse ad appoggiare Monti. La coalizione montiana eroderà loro voti, e c'è il rischio che si delinei, dopo le elezioni, un parlamento nuovamente ingovernabile. Da quella impasse, il paese potrebbe uscirne con un Monti bis, appoggiato da Pd (senza Sel?) e dal Terzo Polo. A farne le spese, sarebbe soprattutto Bersani, premier per grazia di primarie, che, alla fine, si saranno dimostrate inutili.

Questo scenario si gioverebbe di una maggioranza più funzionale all'agenda Monti di quella attuale, ma non certamente quella ottimale: troppa sinistra per liberalizzare, troppo centro-destra per proteggere e, soprattutto, troppa Dc per snellire e modernizzare realmente il Paese. Insomma, anche in questo caso, poche riforme.

Il Pd, infatti, sarebbe in maggioranza con un centro diverso da quello al quale pensavano Bersani e D'Alema quando parlavano di alleanza fra riformisti e moderati. Un centro dove potrebbero starci, in modo organico e non come soggetti di una Grosse Koalition, Pisanu, Frattini e addirittura Alemanno. Sarebbe questa una maggioranza di governo?

Grazie a Monti, comunque, mentre Berlusconi potrà riconquistare voti a destra, si apriranno praterie anche a sinistra, per quelle forze che ad oggi rimarcano con nettezza una loro distanza dall'austerità del professore.

Si delinea, all'orizzonte, un Quarto polo, o un Movimento arancione, che metta insieme sinistra, opposizione sociale o semplicemente coloro i quali credono che per uscire dalla crisi servirebbe un programma di investimenti anticiclico, di stampo keynesiano.

Non è detto che, al fine di arginare l'emorragia di voti del Pd verso Monti, i democrat non imbastiscano una campagna elettorale con temi più orientati a sinistra, cercando alleanze o desistenze con il Quarto Polo.
Comunque vada, a sinistra, si sarà passati da uno scenario in cui il Pd sarebbe stato di gran lunga il primo partito, in grado di esprimere il premier, ad un altro in cui i democrat dovranno fare i conti con altri e, forse, neanche da una posizione di forza.

Correlati