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26 Febbraio Feb 2013 0051 26 febbraio 2013

Moriremo berlusconiani

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Un voto per l’ingovernabilità. Ma, soprattutto, un voto contro. Questo emerge dalle elezioni di ieri.

Voto contro - sia chiaro -, non semplicemente nel senso di “voto di protesta”. Ma di voto contro le politiche dell’austerità e dei tagli, supportate entusiasticamente da Monti, e praticate da Pd e Pdl. Con la sostanziale differenza che a Berlusconi è riuscito il bluff di convincere gli italiani che l’austerità gli sia stata imposta controvoglia dalla famosa lettera di Trichet e Draghi. Mentre Bersani, vittima di un’etica masochista della responsabilità, ha giocato, perdendo, il ruolo del buon padre di famiglia, pronto a somministrarci una medicina amara, che gli italiani hanno rifiutato con il voto.

Il leader democrat ha pagato, dunque, lo zelo con il quale ha difeso il Fiscal compact, al punto di volerne l’anticipo di un anno rispetto agli altri paesi dell’eurozona.

La maggioranza dei voti espressi in questa elezione, infatti, è andata a partiti che - semmai a chiacchiere, come nel caso del Cavaliere -, hanno osteggiato l’austerità invocando misure mercantiliste e protezionistiche: Grillo, Lega e Pdl.

E’ Bersani, dunque, il vero sconfitto, che perde 5/6 punti percentuali rispetto le proiezioni di pochi giorni fa e oltre 8 rispetto alle ultime elezioni. A Berlusconi riesce la rimonta, soprattutto per demerito del Pd, dato che il predellino ha semplicemente confermato le ultime proiezioni demoscopiche, e ha perso la bellezza di 18 punti rispetto al 2008.
Sconfitti sono pure Monti, con un risultato molto al di sotto delle aspettative, e Ingroia, incapace di proporre una credibile sinistra neo-keynesiana, appiattendo la propria proposta politica solo e troppo sulla Giustizia.

Vince e fa il boom Beppe Grillo. Il successo di Berlusconi e Grillo, la cui strada è stata spianata dall’incapacità del Pd di proporre politiche che, oltre ad essere “giuste” (il claim del Pd era “L’Italia giusta”) fossero anche utili agli italiani (abbassamento delle tasse, protezione delle Pmi e del lavoro), dimostra che l’Italia è in una avanzata fase “Weimar”. 

Fase caratterizzata dalla sfiducia verso le istituzioni liberali (Parlamento, partiti, Ue) e l’emergere di partiti populisti e fascistoidi, come Pdl e Grillo, che individuano nel capro espiatorio - il potere senza volto: banche, finanza, Unione Europea -, il nemico da abbattere. Sinceramente, non so se ritenere se l’assenza di partiti neofascisti tradizionali - come Alba Dorata, sostituiti in Italia dalle neodestre di Berlusconi e Grillo -, sia un bene o un male, per il nostro paese.

Si tratta di neodestre fascistoidi, comunque, oltre ogni ragionevole dubbio. Perché l’attacco che Pdl e Grillo portano verso la finanza e le banche è funzionale a mascherare la propria natura di agenti espressione di quegli interessi che in teoria essi vorrebbero attaccare.

Su Berlusconi non mi dilungo, perché l’abbiamo visto all’opera in questi anni. Più sottile e raffinata, invece, è la funzione fascistoide del M5S, nascosta sotto la patina seducente della politica anti-casta. Il M5S, d’altronde, è animato da tanti giovani di belle speranze, assolutamente in buona fede e che propongono anche buone politiche a livello locale. La natura reazionaria di Grillo si svela, però, nella forte campagna anti-euro dell’ex comico genovese, che avrebbe la funzione di accelerare i processi di centralizzazione capitalistica della finanza internazionale consentendo a quest’ultima di acquistare agevolmente in saldo gli asset italiani, svenduti proprio attraverso una nuova lira debolissima, in caso di una nostra uscita dall’Euro.

Dunque, proprio come ai tempi di Weimar, mentre l’Europa si avvita su di una recessione insostenibile, fondata sul debito e aggravata dalle politiche neoliberali, alle quali la sinistra - ridottasi a tante “Unioni sacre” - non ha saputo contrapporre un paradigma alternativo, le uniche risposte al laissez faire vengono declinate da destre reazionarie e nazionaliste. Attraverso i sempre vedi miti dell'autarchia, del comunitarismo (web, nel caso di Grillo) e delle piccole patrie.

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