Post Politik

12 Aprile Apr 2013 1759 12 aprile 2013

Fabrizio Barca, per unire o dividere il Pd?

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Il merito maggiore della “memoria” di Barca per il Pd, appena pubblicata, è che ci permette di ritornare a discutere di identità politica, tacendo, al momento, i corifei del post-ideologico.

Un merito che si può ascrivere anche all'ultimo intervento sulla Repubblica di Veltroni, dove l'ex segretario analizzava cosa vuol dire essere democratici.

L'importanza di queste discussioni, ovviamente, non può nascondere né che esista una forte e pericolosa dicotomia fra visioni all'interno del partito, accelerata da questa ipotetica diarchia Renzi-Barca, né che il rischio scissione paventato da Veltroni e Franceschini sia attualmente scongiurato.

Barca, sull'Unità, parla ampiamente di sinistra e laburismo, mentre Veltroni si era addirittura spinto a dire che il Pd non è un partito socialista.

E' ovvio, allora, che le tensioni non sono colpa della presenza contemporanea dell'attuale ministro montiano e del sindaco di Firenze.

Esiste un conflitto fra visioni, che il Pd avrebbe dovuto superare, che non è solo valoriale, ma materiale, e che riguarda interessi concreti. Si tratta di una sorta di fiume carsico che ha attraversato il partito dalla fondazione e che riemerge, prepotentemente, in tempo di crisi, quando le risorse da ridistribuire scarseggiano, e la mediazione fra interessi diventa più complicata. L'ho spiegato, in un contesto diverso, oggi, su la Repubblica.
La tentazione che un interesse debba soccombere rispetto ad un altro diventa forte. Ciò non vuol dire che non si possa trovare una sintesi.

Nicodemo ed Ederoclite hanno già lanciato l'idea che Renzi e Barca possano essere complementari e costituire un ticket vincente che metta insieme leadership tecnica (Barca, come segretario del partito) e carismatica (Renzi, candidato premier). Tacendo del fatto che la vocazione maggioritaria del Pd, per Renzi, significa che è il segretario che dovrebbe fare il premier, potrebbe esistere, in linea di principio, una convergenza strategica fra l'approccio di Renzi e quello di Barca.

Renzi, una volta abbandonati Zingales e Ichino, potrà assumere sempre di più una posizione maggiormente labourista, mentre Barca è già oggi realmente convinto che la competizione debba essere un fondamento etico del nuovo partito che ha in mente. Barca ha metabolizzato l'idea – nata nell'alveo neolib -, che la competizione non produca solo l'allocazione efficiente delle risorse ma anche quella equa, in un contesto di regole rigorose e in ambiti particolari.



Insomma, può esistere una sinistra lontana dalle proposte di Giavazzi e Alesina, capace di flirtare con Vendola e al contempo credere nel mercato (regolato!), rappresentata proprio da Barca.

Ma per mettere alla prova dei fatti la concreta compatibilità delle due anime storiche del Pd, in questo momento, sarebbe opportuno un confronto più alto, fra queste componenti, che riguarda il rapporto con l'Europa e le proposte economiche di ciascuno. La scarsità delle risorse che produce l'attuale crisi istituzionale e innesca questa tendenza centrifuga nel Pd è determinata, infatti, dall'austerità.

L'anima plurale del Pd, alla fine, crea anche un po' di confusione. Ottimi contributi, come "Un progetto alternativo per la crescita", avanzato l'anno scorso alla Commissione, nell'ambito del Programma Nazionale di Riforme, e il Manifesto di Parigi sottoscritto dai Democrat con il Pse, sono stati ampiamente sconfessati dall'adesione di Bersani al Fiscal Compact.

Insomma, stiamo ancora aspettando un vero e proprio manifesto con idee chiare sull'Europa che diventino, soprattutto, concrete politiche pubbliche. In questa direzione, ad esempio, è andata la Spd tedesca che, tra l'altro, ha avanzato proposte di mutualizzazione del debito europeo non dissimili da quelle di illustri democrat come Romano Prodi o Gianni Pittella.

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