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22 Aprile Apr 2013 1313 22 aprile 2013

Mandato espropriativo a Giuliano Amato?

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Il nome di Giuliano Amato circola sempre più insistentemente come papabile premier. Amato, tesoriere di Craxi, sembrerebbe avere quel pedigree giusto, fra stima (ed entrature) bipartisan, per ambire al governo del presidente. Ma chi è Amato?

Il dottor sottile, identificato icasticamente da Galli della Loggia come l'epitome del “notabile a disposizione”, l'uomo giusto per tutte le stagioni, è invece un pericoloso simbolo del vecchio della Prima Repubblica, colui che potrebbe celebrare il funerale del Pd e azzoppare definitivamente l'economia italiana.

Al netto dell'esilarante rifiuto a tagliarsi le superpensioni che Amato bofonchiò da Lilli Gruber, già di per sé esemplificativo della distonia del dottor Sottile rispetto alle richieste di sobrietà pubblica che provengono fortemente dalla base del Pd, il suo profilo sembra perfetto, non per favorire una sterzata europea rispetto all'austerità proposta da Germania e dal "club della Tripla A", ma per compiere un salto qualitativo peggiorativo, rispetto al monetarismo di Monti.

Vale la pena ricordare che Amato fu il primo politico ad imporre il prelievo forzoso dai conti correnti degli italiani nel 1992; una lugubre pagina che ritorna d'attualità oggi, dato che il ministro tedesco Schaeuble, ieri, è ritornato sull'idea che la soluzione adottata a Cipro, un vero e proprio esproprio ai danni dei correntisti, possa rappresentare un modello per gli altri Piigs in difficoltà.
Non è necessario, poi, tornare al '92 per scoprire come il mandato esplorativo di Amato potrebbe tradursi nuovamente in un mandato espropriativo.

Il dottor Sottile, nel 2010, dalle pagine del Corriere, e più volte attraverso la fondazione che presiede, Astrid, ha proposto una patrimoniale finalizzata a ridurre il debito basata sul ragionamento – veramente degno di un grande professore di finanza! – che se ogni italiano pagasse una tantum 10.000 euro allo Stato, il nostro debito si ridurrebbe di un terzo, portandolo ad una massa più gestibile, rispetto ai rigorosissimi vincoli europei.

Né la parziale correzione di Amato che questa patrimoniale sarebbe limitata solo ad un terzo degli italiani più ricchi fuga i dubbi. Sullo sfondo, ci sarebbe sempre un governissimo con il Pdl, tutore immarcescibile degli interessi dei rentier. Insomma: espropri per il ceto medio.

Amato, d'altronde, ha recentemente appoggiato un'altra boutade di un mandarino di Stato pieno zeppo di conflitti d'interesse (sui quali, ieri, Report ha acceso i suo riflettori): l'ex Ragioniere dello Stato Andrea Monorchio. Che già nel 92 propose al Presidente del Consiglio Amato qualcosa di simile: emettere obbligazioni, per sanare il debito, attraverso delle ipoteche forzose sulle case degli italiani. Scriveva la Repubblica:

lo Stato emetterebbe una serie speciale di titoli pubblici garantiti da una ipoteca sul 10 per cento delle proprietà immobiliari italiane, i proprietari delle case avrebbero in cambio titoli speciali con rendimenti pari al tasso di sconto e, nel caso di volontarietà, sarebbero esentati dall’Imu. La mega-garanzia immobiliare verrebbe conferita ad un fondo presso Bankitalia e i titoli emessi verrebbero sottoscritti e utilizzati dalle banche agenti per avere liquidità presso la Bce: queste risorse servirebbero al Tesoro per riacquistare sul mercato i vecchi titoli di Stato (il 10 per cento del patrimonio immobiliare vale circa 500 miliardi). La terza gamba del piano prevede la costituzione di un ‘Fondo patrimonio Italia’ al quale verrebbero conferite grande aziende di Stato (Eni e Enel, ad esempio) e tutto il patrimonio immobiliare. Il Fondo emetterebbe titoli, con rendimento pari tasso di sconto, che verrebbero dati in ‘concambio’ in modo forzoso agli italiani (tranne pensionati e lavoratori dipendenti) che sarebbero coinvolti per il 10 per cento del proprio patrimonio.

Il tutto, ovviamente, per non mettere in discussione il Fiscal Compact.
Morale della favola: il Pd finirebbe definitivamente travolto ad appoggiare un governo così. Mentre grillini e pidiellini si ripartirebbero la prossima torta elettorale.

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