Post Politik

13 Settembre Set 2013 1202 13 settembre 2013

Clausole di salvaguardia, per la destra

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La governance economica mondiale ha commissariato la politica, c'è poco da fare. La parolina magica che manifesta plasticamente questa sorta di libertà vigilata dei governi nazionali è “clausola di salvaguardia”.
Una clausola di guardia in cagnesco, dove l'osservato speciale è la politica.

La stragrande maggioranza degli italiani ignora cosa sia questa clausola. Oggi, Saccomanni ritorna a parlarne.



L'occasione è offerta dal nuovo allarme della Bce sull'Italia che potrebbe sforare il famigerato rapporto del 3% deficit-Pil. Ed ecco che Saccomani rincuora Draghi: tanto c'è la clausola di salvaguardia.

Che significa? Che tutte le politiche che sono state implementate per uscire dalla crisi o semplicemente per alleviarla, sono vincolate a questa clausola: si fanno, se non superiamo quel limite.

E se lo superiamo? Un bel colpo di spugna. Dimentichiamoci il blocco dell'Imu, il congelamento dell'Iva, il rifinanziamento della Cig, i fondi per gli esodati e così via.

In definitiva, la grande scommessa del governo Letta è stata quella di cercare di amministrare il paese fra i marosi della crisi, senza mettere in discussione l'impalcatura generale dominante dell'austerità, che è la forma che ha assunto il capitalismo neoliberista in questo momento storico.
Questo perché il governo Letta, seppur volonteroso, è espressione di forze sociali che né possono né vogliono mettere in contraddizione gli attuali rapporti di forza trasnazionali.

Ho spiegato altre volte perché il nostro governo avrebbe potuto chiedere uno sforamento del 3% e, anzi, avrebbe dovuto farlo. Per uscire dalla crisi, attraverso una grande manovra anticiclica. Anche Hollande aveva minacciato questo sforamento, mentre il nostro governo non si può neanche azzardare ad alzare la voce.
Poco importo che al grande debito pubblico italiano corrisponda un grande credito privato dei cittadini.
La soluzione è tagli draconiani. Come non sospettare che il nuovo programma del governo "Destinazione Italia" non sia altro che una grossa svendita di Stato?

La scommessa di Saccomanni, quindi, è stata quella dell'austerità espansiva: crescere con i tagli. Un ossimoro.

Ci sono abbastanza dati empirici che dimostrano che l'austerità espansiva non esiste, al di là dei famosi dati taroccati di Reinhart e Rogoff.

Ma non è questo governo che avrebbe potuto alzare la voce con Eurotower. Saccomanni - che proviene da quella fucina, da Bankitalia, da cui viene Draghi, e nella quale non si accede se non ne condividi valori e assiomi di fondo -, è stato messo lì, a fare il ministro, per garantire quegli interessi. Ecco perché Saccomanni, di fronte agli allarmi di Francoforte, non si smuove.

Deve rispondere a problemi tecnici: il consenso non gli interessa.
Tanto, c'è la clausola di salvaguardia.

Sarà un problema di Letta, allora, spiegare dove trovare altri soldi agli elettori o raccontarci banalmente perché non si è fatto nulla per l'equità. Così, giusto per mettere in difficoltà nuovamente il Pd. Pd che sarà costretto ad aumentare le odiose tasse sui consumi o sulle persone, perché il Pdl ha imposto il dogma di non toccare le tasse sui patrimoni, affinché il governo nascesse.
Niente tasse progressive sui patrimoni e sì a regressive tasse sui consumi, dunque.

Fra Bce e Pdl, allora, i paletti per Letta sono troppo stretti. Obbligandolo a delle politiche troppo lontane da qualsiasi cosa che possa essere lontanamente assimilato a qualcosa di sinistra.

Un bel viatico per sfiancare il Pd e consegnare un partito esangue a Renzi, con l'immane compito di far vincere un gruppo che avrà nuovamente deluso gli elettori.
E se Renzi perdesse nuove elezioni e si bruciasse così l'unico leader che rimane a sinistra? Poco importa.

Tanto, c'è la clausola di salvaguardia. Per salvaguardare la destra.

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