Post Politik

17 Settembre Set 2013 1343 17 settembre 2013

Il voto su Berlusconi e la volpe di Machiavelli

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Chi agevolerebbe o meno il ricorso al voto segreto su Berlusconi?

I veleni si sprecano: per il Pd, i grillini potrebbero bissare il comportamento della Lega che, quando si votò per Craxi, lo difese, giusto per scatenare una tempesta sulla Dc. In questo caso, ad uscirne con le ossa rotta sarebbe proprio il Pd, accusato di essere il salvatore di Berlusconi, giusto per salvare Letta.



Per il M5S è il Pd che congiura. Lo dimostrano i “famosi” 101 che hanno impallinato Prodi; ma, già prima, quelli che fecero saltare Marini, che mirarono ancora più numerosi al cuore del loro Presidente della Repubblica in pectore, rispetto ai sicari del leader dell'Ulivo.
Magari, per i malpensanti, sarebbero i renziani a voler dimostrare come il Pd delle larghe intese sia diventato un mostro da abbattere con nuove elezioni.

Sullo sfondo, il Pdl ha tutto da guadagnare dal voto segreto, affinché, nel buio che si crea, tutti possano puntare il dito contro tutti.

Allo stato attuale, secondo i regolamenti delle Camere, il voto sulle persone è segreto: perché il voto palese sia possibile, nessun senatore – e bastano 20 pidiellini – dovrebbe opporvi rimostranze e chiedere l'altro tipo di votazione.

Comunque sia, il toto franchi tiratori è già partito e non sarebbe potuto essere diversamente nella patria di Machiavelli e dei Borgia.

Altro che reliquato della I Repubblica! I franchi tiratori sono sempre sulla cresta dell'onda e il loro riemergere ad intervalli regolari, come le maree, testimonia la fine di un'età dell'innocenza politica che non è mai esistita.
Fine dell'età dell'innocenza, il cui lutto è già stato abbondantemente elaborato, da parte del Partito democratico che, in barba alla trasparenza americana-veltroniana degli esordi e al complesso di superiorità morale di Berlinguer, e al quale i democrat non potevano non richiamarsi, ha già dato prova di essere incline a tutti i tranelli della politica politicante. Ma il dato che restituisce ancora più plasticamente la natura di partito chiuso “nelle stanze piene di fumo”, come dicono in America, del Pd è, ovviamente, il fatto che non conosceremo mai i nomi dei franchi tiratori che hanno impallinato Marini e Prodi.

Ma la perdita dell'età dell'innocenza è anche per il M5S. L'accusa lanciata, fra gli altri da Michel Gotor, e circolata come un venticello fra gli addetti ai lavori, di un M5S pronto a salvare il Caimano come la Lega salvò Craxi, non la si può derubricare a delazione. I pentastellati sono un giorno franchi tiratori, l'altro dissidenti, ed un altro ancora coloro che lavorano ad un nuovo governo con il Pd: con buona pace degli F35.
Il moralismo giustizialista delle origini è oramai una posa da blogger.

Così fan tutti e son tutti colpevoli, allora? Niente di più falso.
La politica ha le sue regole, le sue strategie, che non corrispondono ad un'etica decoubertiana.
Essere furbi non significa essere necessariamente immorali.
Anzi, la furbizia è una categoria eminentemente politica, come ricorda la storia del Dispaccio di Ems.
Non a caso, Machiavelli diceva che il politico deve essere forte come il leone e furbo come la volpe.

Per la buona politica, il fine non può mai giustificare i mezzi. I mezzi devono qualificare il fine. Ma il fine non può diventare irrilevante. Sgambetti, filibustering, imboscate, fanno parte del gioco. Così come il trucco di imputare all'avversario i propri cattivi pensieri.

Pd e Pdl tramano. E il fatto che lo possa fare anche il M5S non significa che quel movimento sia degenerato, né che tutti “i cittadini” debbano essere espulsi.
Se si vuole più trasparenza, che tutti i partiti lavorino per regole trasparenti.
Da questo punto di vista, la richiesta dei grillini di cambiare i regolamenti delle Camere poco prima di votare sembra l'ennesima furbata. Giusto per creare grattacapi al Pd.
Una buona notizia proviene da due pareri autorevoli: quello di Giovanni Pellegrino, ex presidente della giunta per le immunità, che, oggi sull'Unità, ricorda come nel '93 su Andreotti si votò con scrutinio palese, decidendo di non votare sulla persona ma sul fumus persecutionis insito nella richiesta di Caselli.
Allo stesso modo, l'ex senatore Ds Massimo Villone, dal Manifesto, sostiene che, sempre sulla scia del '93, si tratterebbe di voto sull'istituzione e non sulla persona.
In entrambi i casi, si tratta di un escamotage attraverso il quale non sarebbe necessario cambiare il regolamento e che potrebbe tornare utile a Pd e M5S, con i livori che sono montati, per votare con voto palese.

Il paradosso sarebbe che, con una nobile e qualificata furbata - una particolare interpretazione delle norme -, si sarebbe resa possibile una votazione più trasparente.
L'ulteriore dimostrazione che, in politica, le furbate servono.

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