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24 Settembre Set 2013 1323 24 settembre 2013

Merkel, più austerità per i deboli

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Frau Merkel ha vinto brillantemente le elezioni nel suo Paese ed ecco che la stampa ed il ceto politico in Italia danno fiato, come al solito, alle trombe che celebrano acriticamente la retorica della "grande Germania".

Vale dunque la pena di soffermarsi più da vicino sul risultato elettorale tedesco.


E' chiaro che, nonostante il successo, la Merkel non potrà formare un monocolore di minoranza, escluso dalla Costituzione del Paese; i vecchi e docili alleati dell'FPD sono, per la prima volta nel dopoguerra, fuori dal Bundestag; l'SPD, dopo essere entrato nella grosse koalition nel 2005 ha conseguito nel 2009 il suo peggiore risultato elettorale: accetterà ora di ripetere quell'esperienza per ricevere alle prossime elezioni, come già l'FPD, il "bacio della morte" dei Cristiano-Sociali?


Il suo attuale leader, Peter Steinbrueck, ha duramente criticato la Merkel in campagna elettorale ed il suo probabile successore, Sigmar Gabriel, ha affermato di voler conferire al partito una fisionomia maggiormente di sinistra.

Restano i Verdi, ma una coalizione con loro potrebbe accentuare la svolta a favore delle energie alternative che già sta seriamente preoccupando la classe imprenditoriale tedesca, la main costituency del partito della Cancelliera.
In Germania prevalgono le industrie "energy intensive" che sono penalizzate da costi elettrici fra i più alti del Continente; i corrispondenti costi in USA, per dire, sono solo una frazione di quelli tedeschi, per non parlare della rivoluzione dello shale gas già in corso negli States.

Per concludere l'esame del voto, rammentiamo che gli euroscettici dell'AFD, pur fuori del Parlamento, hanno conseguito un buon risultato, il 4,7%, e promettono cose migliori nelle prossime elezioni europee.

Il successo della Merkel, dunque, potrebbe assomigliare ad una vittoria di Pirro; i problemi, infatti, incombono: le perduranti difficoltà nei Paesi del Sud, la sempiterna Grecia che potrebbe aver bisogno, più che di nuovi fondi, di una ristrutturazione del debito che colpirebbe le tasche dei contribuenti tedeschi, la prossima unione bancaria, vista con preoccupazione da Berlino perché le banche tedesche, nonostante la vulgata ufficiale, godono tutt'altro che di buona salute.

E l'Italia? Quanto sopra fa prevedere che la Merkel, magari in coalizione con l'SPD, nella buona sostanza continuerà a somministrare ai partner quella stessa medicina, sbagliata, responsabile della loro lenta asfissia economica, condita da atteggiamenti - vedasi la Grecia - a metà strada fra l'autoritario ed il neocoloniale.

E' un fatto che l'austerità, in tempo di crisi, stabilizza o aggrava l'austerità stessa, senza dimenticare quel fiscal compact, firmato nel silenzio generale, per il quale dovremmo ridurre nell'arco di un ventennio il nostro debito pubblico al 60% del Pil!

Paradossalmente, soltanto Berlusconi e la Lega denunciano questa terapia, ma per motivi esclusivamente strumentali ed elettoralistici; il PD - o almeno una parte del partito -, ormai subordinato a livello culturale alle politiche della destra ultraliberista, continua a propugnare queste tesi, senza alcun tentativo di elaborare seriamente una propria linea originale; non si tratta, ovviamente, di rinnegare l'Europa, ma di proporre misure strutturalmente diverse, capaci di invertire la spirale autodistruttiva in atto, nell'interesse dell'intero Continente.

Unica speranza è che qualcuno dei democrat si metta seriamente ad ascoltare quegli economisti che, da anni, stanno ragionando su come la Germania abbia innescato una guerra basata sulla deflazione competitiva dei salari che è autodistruttiva.

Uno di questi economisti, Emiliano Brancaccio, è stato fra gli autori del “Programma nazionale di riforme” che il Pd portò coraggiosamente innanzi al alla Commissione Europea nel 2011.
Avere delle buone idee, di sinistra, quando si è all'opposizione, per barattarle con cattive idee, di destra, quando si diventa forza di governo, è forse uno dei sintomi di quella certa schizofrenia politica di cui hanno sofferto i democratici negli ultimi anni; e sulla quale dovrebbero riflettere, anche alla luce dell'emorragia di tessere che hanno appena registrato.

Il Presidente della Repubblica, per concludere, commentando la vittoria della Merkel, ha parlato di un "risultato storico che rafforza l'Europa":
uno storico risultato negativo per l'Europa, evidentemente.

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