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9 Ottobre Ott 2013 1316 09 ottobre 2013

Il caso Zaleski, Intese capitali

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Non solo Telecom e Alitalia, fra gli esempi del capitalismo relazionale italiano. Il caso di Banca Intesa e del finaziere Zaleski è, infatti, un'altra bomba pronta ad esplodere.

Proprio in Cai, Banca Intesa è sia creditrice che azionista. E sono i recenti scontri in questa banca a raccontarci un'altra storia di amicizie e favori, molto poco liberale.

Intesa è attualmente reduce da un forte scontro al vertice che ha visto anteposti Giovanni Bazoli, da anni il vero e proprio dominus della banca milanese, ed Enrico Tommaso Cucchiani, da meno di due anni consigliere delegato e CEO della stessa; motivo del contendere il conflitto fra un modello di governance basato sul sistema Consiglio di Amministrazione/Consiglio di Sorveglianza, sostenuto dal professor Bazoli e un più snello e manageriale sistema fondato sul solo CdA, preconizzato da Cucchiani.
Fatto sta che quest'ultimo, sconfitto, alla fine di settembre, ha rassegnato le dimissioni, addolcite alquanto da una buonuscita di 3,6 milioni di euro e da un indennizzo per mancate retribuzioni di 3,4 milioni.

Questa diatriba, però, è solo una foglia di fico dietro alla quale si cela un ben più scabroso affaire che fa capo al finanziere Romain Zaleski. Costui, francese di origine polacca, si è affermato in Francia come uno dei trader di borsa più scaltri, diventando fra l'altro tesoriere dell'UDF ai tempi di Giscard d'Estaing, e, circa trenta anni fa, si è trasferito in Italia dove, grazie anche ad una solida amicizia stretta con Giovanni Bazoli, ha rilevato la Finanziaria Carlo Tassara - Brescia, che è diventata la sua holding di partecipazioni.

In quest'arco di tempo, la Carlo Tassara ha raccolto presso le banche italiane l'enorme cifra di quasi 7 miliardi (quasi l'1% dei prestiti erogati dal Sistema) con i quali ha comprato partecipazioni nella crema delle società italiane, quotate e non, costituendo in garanzia le stesse azioni acquistate: sin qui nulla quaestio.

Ma il fatto è che Zaleski si è "specializzato" nell'acquistare proprio le azioni delle principali banche, a cominciare da Intesa, cosa che potrebbe rappresentare una violazione dell'art. 2358 del Codice Civile, il quale fa espresso divieto agli istituti di accordare direttamente o indirettamente prestiti finalizzati all'acquisto o alla sottoscrizione delle proprie azioni, se non alle stringenti condizioni previste dall'articolo stesso.

Zaleski, così, con i soldi di Intesa ha comprato azioni MPS, con quelli di MPS ha comprato azioni Intesa e così via, in un circolo senza fine. Tutto ciò gli ha consentito, fra l'altro, di partecipare a tutte le assemblee dei soci delle varie banche nelle quali si presentava, di volta in volta, come principale azionista nonché come principale debitore.
Il canale privilegiato di tale meccanismo è stata Intesa, dove Zaleski ha avuto carta bianca; forse perché sosteneva, in cambio, in tutte le lotte interne di potere, il Prof. Bazoli?

Bazoli, d'altronde, è un vero “potere forte”, l'esponente di spicco della “finanza bianca”, il banchiere di riferimento di tutti gli ambienti politico-imprenditoriali legati alla Curia milanese ed allo stesso Vaticano. Lo stesso Zaleski è, ad esempio, finanziatore della Fondazione Milano per la Scala, dove siede la moglie Helene de Prittwitz, vice presidente vicario. Questo istituto è socio della Fondazione lirica del Massimo meneghino, nel cui Cda ha seduto Passera e ora è assiso Bazoli.

Durante la gestione di Corrado Passera (2002 - 2011), Zaleski avrebbe ricevuto quasi un miliardo di prestiti senza alcuna garanzia reale, assistiti cioè solo dal pegno sulle azioni stesse: condotta imprudente, perché quei titoli hanno l'abitudine, oltre che di rivalutarsi, anche di deprezzarsi ed è proprio quello che, esauriti gli anni ruggenti della Borsa italiana, è accaduto.
Ora il finanziere franco-polacco deve al Sistema 2,5 miliardi di euro ed il suo portafoglio azionario residuo vale molto di meno; Intesa è esposta per 1.2 miliardi, Unicredit per 520 milioni, MPS per 210 milioni, UBI per 155.

Intesa, come detto, è nella posizione peggiore, perché non ha garanzie di tipo ipotecario. Sino ad ora Zaleski ha usufruito di tre rinvii nel rimborso dei debiti, senza esito alcuno, per cui ben presto i pericolanti bilanci delle nostre banche dovranno contabilizzare a perdita questi crediti definiti al momento pudicamente "prestiti in ristrutturazione".

Bazoli e Passera nicchiano. Cucchiani, che avrebbe dovuto sottoscrivere delle perdite estranee alla sua gestione, è stato accompagnato all'uscita; Bankitalia, al solito, ha ignorato per anni questo allegro modo di fare finanza e attualmente si sta occupando del commissariamento della Banca Popolare di Spoleto!

Quanto ad Intesa, ha 800 milioni di crediti con Zaleski e non sappiamo se e quanto riscuoterà, e ha perso pure dalle operazioni Alitalia, Telecom e Ntv.
Tutte scelte, da "salotto buono della finanza", dove le relazioni contano: ma, a quanto pare, a scapito delle banche.

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