Post Politik

27 Settembre Set 2014 1516 27 settembre 2014

A chi serve tagliare fuori de Magistris?

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Berlusconiani a sinistra. Suscitano scalpore le dichiarazioni di de Magistris relative alla sua sentenza di condanna, in cui, con fare berlusconiano - secondo i critici - attacca tutto e tutti, alludendo a poteri forti che hanno interesse a mettere “le mani sulla città”. Poteri che non riescono a buttare giù il sindaco napoletano per via politica - anche ieri, in occasione dell’approvazione del bilancio, sarebbe bastato che le opposizioni avessero fatto mancare il numero legale per portare allo scioglimento del consiglio comunale - e tentano una via giudiziaria.
La legge Severino, infatti, potrebbe scattare contro il sindaco, portandolo ad una sospensione dall’incarico, che i suoi antagonisti politici vorrebbero si trasformasse in decadenza o dimissioni.

Premetto che sono in conflitto di interessi, in quanto parte dello staff sindaco de Magistris, ma comunque non voglio raccontarvi perché questa sentenza grida vendetta. Voglio, piuttosto, illuminare quella trama di cointeressenze e relazioni, che de Magistris definisce in modo altisonante - attirandosi le critiche di chi liquida il suo linguaggio come complottismo grillino - “poteri forti”, e che io descriverei piuttosto come una maglia di micropoteri, per citare Foucault. Una maglia che c’è ed è ben visibile, non un “grande vecchio”, e che opera in modo bipartisan, non solo a causa dei partiti coinvolti, ma anche “sulla pelle” di quegli stessi partiti, in cui lavorano politici onesti che vorrebbero farsi concorrenza fra destra e sinistra e che si ritrovano raggrumiti in una melassa trasformistica che punta alle larghe intese su base strutturale, per controllare - senza concorrenza - la spesa pubblica.

Luigi De Magistris nell'audizione al Comune di Napoli, il 26 settembre.

E non è un caso che il processo che tanti danni sta procurando de Magistris coinvolga Clemente Mastella, dato che l’asse sinistra-UDEUR che si realizzò in Campania all’epoca del governatore Bassolino fu il “primo laboratorio politico” di questo nuovo trasformismo della seconda Repubblica: un modello che, consolidatosi in Campania, fu esportato a Roma, consentendo la nascita del governo Prodi, proprio in forza di quel grande consenso clientelare racimolato a Napoli e sottratto a Berlusconi, fino ad allora dominus all’ombra del Vesuvio, che perse la Regione anche a causa dello spostamento di Mastella nello scacchiere del centro sinistra. I danni compiuti da quel governo regionale Bassolino-Mastella sono enormi - basta pensare alla crisi rifiuti - e sono tali, che lo stesso Isaia Sales, prestigioso intellettuale e spin doctor del governatore campano, imputò proprio a quell’abbraccio mortale con l’UDEUR un’involuzione clientelare dei DS che, da eredi della questione morale, divennero una sorta di nuova DC dorotea. Eppure, da quella esperienza campana nacque un governo nazionale che mise su una coalizione che da Rifondazione arrivava all’Uomo di Ceppaloni, alimentando le speranze palingenetiche degli antiberlusconiani. Proprio 'Why not' fece cadere Prodi, mettendo fine ad una Grosse koalition ante litteram, alla quale si è ritornati oggi con l’accordo Pd-NCD.

Cosa comportò quell'accordo campano? La creazione di un sistema bipartisan e trasformistico che da patologia del sistema politico è diventato la fisiologia del potere in Campania - che ancora una volta funziona come “laboratorio politico” delle strategie più spregiudicate - dato che l’attuale giunta Caldoro, di FI, ha per certi versi ampliato lo spettro dell’adesione politica: da Cesaro e Cosentino, fino a quei pezzi del potere di Bassolino legati alle Università e alla Sanità, ma non solo. Il Rettore Trombetti, un tempo - come tutti i professori - di centrosinistra, diventato poi assessore di Caldoro; l’ex assessore alla Sanità bassoliniano Montemarano finito a dirigere un’agenzia regionale. Ma non basta: la struttura che si occupa del finanziamento regionale e dei fondi POR, con Caldoro, è rimasta praticamente la stessa dai tempi di Bassolino; Arturo Polese, figlio dell’ex sindaco PSI Nello Polese, da semplice componente del Nucleo di Valutazione della stagione bassoliniana, con Caldoro, ne è diventato addirittura il presidente. Mentre il padre Nello diveniva il presidente della società di trasporti regionale. Le nomine bipartisan che garantivano destra e sinistra, in questi anni, sono state la regola. Basti pensare alla nomina di Amedeo Laboccetta alla Gori, o quella della presidente del Corecom Ilaria Perrelli - figlia dell’ex senatrice Ds Ersilia Salvato -, votata dai democrat e dai consentiniani di Forza Campania.

Il sindaco di Napoli Luigi De Magistris in Consiglio comunale.

Prove di inciucio che partono dalla Campania ma che servono a Roma, come dimostra il tentativo dei consentiniani di “accreditarsi” con Renzi, votando il suo governo, e che ritornano alla carica ora, offrendo i loro voti ad un papabile governatore campano dei Dem.
L’operazione politica, dunque, con la quale si sta smontando pezzo per pezzo de Magistris è funzionale alla totale riabilitazione di quell’asse Bassolino-Mastella. Tu chiamali se vuoi poteri forti. Più banalmente, si tratta di strategie collusive, che puntano a mettere fuori gioco chi non vuole il partito unico della spesa pubblica. Per Civati basta farlo diventare minoranza. Per de Magistris serve qualcosa in più...

E non è un caso che molti nel Pd temano, infatti, questa trasformazione del Nazareno in un nuovo “partito della nazione”, dove i vecchi centristi possano giocare sempre di più un ruolo principale. Un’operazione che era complicata, di fronte all’opinione pubblica, ma che potrebbe essere più semplice ora. Un’operazione non solo contro de Magistris, ma soprattutto contro quei tanti politici, a destra come a sinistra, che vorrebbero un paese normale, a vocazione maggioritaria. Infatti, mentre de Magistris sembra declinare, si ringalluzzisce sempre di più Bassolino a mezzo tweet. Orgoglioso di aver realizzato prima e meglio quell’entente cordiale, oggi targato Caldoro.
La stella di de Magistris potrebbe tramontare. Ma siamo sicuri che la Campania si normalizzerà e non voterà altri e meno affidabili interlocutori che cercheranno di capitalizzare la retorica del “Pd e Pd meno L”?