Processo mediatico e Litigation pr

25 Gennaio Gen 2018 1800 25 gennaio 2018

Processo mediatico, gli epic fail di Bellomo

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La situazione del consigliere di Stato Francesco Bellomo era stata particolarmente critica nelle ultime settimane. Era stato cucinato a dovere dai media e alla fine la sua destituzione è stata determinata dall’adunanza generale del Consiglio di Stato. Ora, dopo la sua partecipazione a Porta a Porta, la sua situazione, da critica, è diventata grave.

Contro Bellomo ci sono alcuni elementi, alcune accuse ma il suo è – allo stato – il classico esempio di processo più mediatico che giudiziario. Per giunta, non essendo un personaggio pubblico, Bellomo godeva di un importante vantaggio: di lui c’erano poche foto e nessun video.

Il primo epic fail del magistrato, dunque, è stato offrirsi ai media per scatti e video che infatti stanno impazzando in Rete e farlo per giunta malissimo. Il look scelto è controproducente: una canottierina bianca sotto una giacca (brutta) di qualche taglia in più e un aspetto trasandato dovuto a un’acconciatura scapigliata da persona che ha subito un grave stress.

Dopodiché Bellomo ha argomentato la sua tesi di fronte a un numero uno dell’informazione come Bruno Vespa senza riuscire a enucleare alcuni punti di forza del suo ragionamento (le clausole contestate non sono obbligatorie). Ci voleva insomma – per restare al modo di pensare di Bellomo – un quoziente intellettivo di almeno 80/100 per comprendere le ragioni dell’ex magistrato amministrativo.

E se Bellomo non è andato a Porta a Porta per offrire all’opinione pubblica una rappresentazione diversa rispetto a quella che è passata attraverso i grandi mezzi d’informazione, perché lo ha fatto? E’ narcisismo o sottovalutazione del peso dell’informazione?

Purtroppo per lui, comunicazione e giustizia vanno a braccetto molto più di quanto ancora Bellomo abbia potuto comprendere.

Ed è stata anche sul piano giudiziario una scelta folle – stupirebbe se fosse stata avallata dai suoi legali, Beniamino Migliucci e Vittorio Manes – quella di offrire agli inquirenti e alle parti lese, a indagini ancora aperte e senza aver letto neppure una carta relativa al teorema accusatorio che si sta costruendo contro di lui, la possibilità di aggiustare il tiro con dichiarazioni, mezze frasi, scelte lessicali che finiranno inevitabilmente col pesare. Questo è il secondo e ancor più grave epic fail.

Bellomo avrebbe dovuto invece chiarire, definire, perimetrare, smentire in modo scientifico. Avrebbe dovuto prepararsi. E’ – al di là delle contestazioni – un uomo brillante, colto. Perché ha sottovalutato? Perché i suoi consulenti non gli hanno consigliato di prepararsi meglio a questo confronto tv, se proprio voleva andare da Vespa? Un esperto in litigation pr degno di questo nome, vedendolo vestito e confuso come è risultato ieri sera, lo avrebbe legato al divano di casa pur di non farlo partecipare alla trasmissione cult di RaiUno.

Sarebbe quindi molto interessante sapere se, oltre agli avvocati Migliucci e Manes, Bellomo ha trovato un esperto di comunicazione in casi giudiziari per tutelarne l’immagine.

Il futuro che attende Bellomo è quello di un percorso lungo, molto lungo. Due sono le procure che indagano su di lui e molte vittime o sedicenti tali potrebbero farsi avanti. Se proprio non riesce a comunicare bene, in un modo rispettoso delle parti, di sé stesso e degli inquirenti, scelga la strada del silenzio, del riserbo. Gli potrebbe portare più fortuna.

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