Processo mediatico e Litigation pr

22 Marzo Mar 2018 0932 22 marzo 2018

Contraffazione e proprietà intellettuale, l’Italia che corre

  • ...

Le tecnologie digitali e i nuovi canali di comunicazione multimediali hanno determinato la nascita di nuovi modelli di fruizione delle informazioni con un inevitabile impatto sulla tutela IP.

La tutela e la valorizzazione del patrimonio e del brand aziendale sono diventati oggi un tema cruciale per le imprese di ogni settore.

Le nuove forme di comunicazione d'impresa e l'enorme potenziale innovativo dei media digitali in rapporto alla spendibilità del marchio d'impresa impongono infatti a ciascuna azienda di adottare nuovi e importanti strumenti di protezione del proprio patrimonio IP.

Sul tema della contraffazione e della tutela della proprietà intellettuale, si è tenuta a Milano martedì 20 marzo un'importante iniziativa con alcuni dei più autorevoli esperti in Italia nel settore legale e rappresentanti della gran parte delle aziende italiane e internazionali tra le più qualificate, raccolte nell'Istituto di Centromarca per la lotta alla contraffazione (Indicam) che hanno animato dieci tavole rotonde su temi quali GDPR (privacy), brand communication, brand identity e tutela dell'aspetto del prodotto, del packaging e del layout dei punti vendita, scelte consapevoli di retail come la distribuzione selettiva, arbitrato e mediazione per la tutela della proprietà intellettuale. Non solo, anche una questione centrale quale l'importanza di un modello 231 aggiornato e rapporti di controllo con l'Organo di Vigilanza (OdV). Su quest'ultimo punto si sono concentrati figure del calibro di Antonio Bana, penalista d'impresa partner dello studio legale Bana, e di Stefana Chiaruttini, socia dello studio Chiaruttini. Con un approccio da un lato giuridico e dall'altro economico-organizzativo, Bana e Chiaruttini sono andati al cuore della normativa apripista in materia di malversazioni in ambito aziendale.

I due esperti hanno sollecitato manager d'impresa e altri colleghi verso un approccio «sostanziale e non formale» nella comunicazione all'organo di vigilanza, assicurando un costante flusso informativo non soltanto quando 'i buoi sono scappati', quando magari cioè la Guardia di Finanza è piombata in ufficio, quando arriva un'informazione di garanzia, quando vengono operati sequestri di prodotto, ma in funzione preventiva per evitare casi tra i più disparati. È stato messo in evidenza come a 17 anni di distanza dall'approvazione della legge, la 231 sia ancora applicata a macchia di leopardo da parte delle procedure (significativa in proposito l'iniziativa della procura di Milano nei confronti di Ernst&Young nel caso Padoan, tra l'altro proprio per disapplicazione del modello 231).

Così come per le altre misure anticorruttive e finalizzate alla diffusione di una cultura della trasparenza nel settore pubblico come privato, la normativa 231 richiede un numero limitato ma efficace di procedure, chiarezza organizzativa e meccanismi aziendali che vedano la circolazione delle informazioni, la loro tracciabilità e comunicazione all'organo di vigilanza i cui componenti non sono tre statue, ma soggetti qualificati a fornire riscontri e pareri, suggerire come evitare di commettere reati, errori e in definitiva tegole giudiziarie.

Quella messa in scena da Indicam è un'Italia moderna, dinamica, brillante, che va oltre la retorica dell'onestà e affronta problemi concretissimi: la tutela della proprietà intellettuale, la lotta senza quartiere alla contraffazione dei marchi (un tema che dovrebbe essere caro nella patria del 'Made in'!) e il fare impresa senza troppi inutili lacci e lacciuli ma con pochi, buoni ed efficaci paletti. Un'Italia che corre, in modo leale.

Correlati