Pugni choosy

19 Novembre Nov 2012 1415 19 novembre 2012

Non sapevo di essere choosy

  • ...

La Confindustria dice che i giovani non sono tutti choosy. Evviva. Ma perché?

Nel rapporto presentato dall'Area Education della Confindustria lo scorso 16 novembre, nell'ambito della XIX Giornata nazionale OrientaGiovani che si è tenuta a Roma si legge:

Il dato dell'Istat che ci vede terzultimi in Europa, davanti solo alla Turchia e alla Repubblica Slovacca, per percentuale di giovani Neet (not in education, employment or training) sulla popolazione giovanile, non è reale. Su 100 giovani di età 15-29 anni, 70 studiano, 30 cercano lavoro e 20 lo trovano. I nostri non sono tutti giovani choosy! Il vero problema è capire che in Italia il freno al lavoro dei giovani è il mismatch tra domanda del mercato del lavoro e professionalità offerte dal sistema educativo.

Il 70% dei laureati, in Germania, non sa che l'Italia è il secondo paese manifatturiero in Europa, proprio dopo la stessa Germania. Loro possono non saperlo, ma noi no. In Italia gli studenti si laureano in media prima dei 24 anni alla triennale, e a 25 circa prendono la biennale (il famoso 3+2). Chi lavora, si laurea mediamente a 30 anni. Se teniamo conto che il 70% dei soggetti tra i 15 e i 29 anni studiano, possiamo dire che l'Italia sforna 30enni con profili professionali medio alti, e 20enni pronti a lavorare.

Ma è così? No. O meglio, il capitale umano c'è, ma manca il resto. L'80% degli ingressi nel mondo del lavoro ha un contratto flessibile, CoCoCo, CoCoPro, stage, assunzione a tempo determinato. Solo il 20% è assunto, ma in questo numero ci sono anche i contratti di apprendistato, che di fatto una scadenza ce l'hanno.

Davanti a una prospettiva così, è giusto essere choosy. Il mismatch tra domanda e offerta di cui parla la Confindustria è un po' più che economico: da un lato si chiedono prospettive, dall'altro si offre poco o nulla. Dire di no, sarà anche choosy, ma è prima di tutto dignitoso.

E dovrebbe essere orgogliosamente choosy chi sceglie la via di un mestiere intellettuale. Io non credo che sia vero che "Con la cultura non si mangia". Certo, va calibrato il tiro: cosa sia cultura e cosa no. Mi da fastidio sapere che mancano i fondi per le biblioteche, i restauri e i musei, ma milioni ogni anno vanno persi in progetti fantomatici finanziati dal pubblico e che finiscono nel nulla. In istituzioni ridondanti volute da quella e da quell'altra parte.

Tanti disoccupati lo sono anche perché cercano lavori che non sono in grado di fare, ma non perché sono scemi: perché nessuno gli dice la verità. Il mercato del lavoro è tutto meno che sincero. Di colloqui con gente che si crede qualcosa che non è, che punta a un lavoro che non sa fare, ne sentiamo parlare tutti i giorni: ma quanti di questi illusi vengono, come sarebbe giusto, disillusi?

Nella Germania che tanto si incensa, ti smontano in un attimo, ma per contraltare fare un corso professionalizzante  normale e dignitosissimo. È considerato una fase di passaggio, di crescita, e non un fallimento. Farlo da noi, ci vuole coraggio.

Choosy non sono i giovani, ha ragione Confindustria. Choosy è tutta Italia.

Correlati