Pugni choosy

22 Maggio Mag 2013 1548 22 maggio 2013

L'importanza delle gengive

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Fingete un volto stupito, come se stesse passando la Monroe a braccetto con Cristiano Ronaldo e con in mano una gabbietta con un gerbillo con la faccia di Umberto Smaila. Fatto? Bene, ora siete pronti alla sconvolgente notizia che oggi la stampa nazionale italiana lancia sulle sue homepage.

Secondo Istat un giovane ogni 3/4 è un Neet, termine buffo che serve a dire che non studia e non lavora. Insomma divana, volente o nolente. Playstation, parchetto, noia. Mica roba bella. Vuol dire che se va bene fra una quindicina d'anni chi avrà esperienza, quello che un responsabile delle risorse umane chiamerebbe un "profilo senior", sarà molto meno gente oggi.

Che poi a cosa serve il profilo professionale ce lo si chiede anche in un paese totalmente scoraggiato perché nessuno sa dargli una idea di futuro. Ecco, questa è la logica del Neet, ed è legittima socialmente. Quindi, che fare? Al momento nulla, risponde la nostra politica, pronta solo a ragionare su come alimentare ancora un po' il precariato amato da quelle aziende che non investono sulle persone.

Piaccia o no chi ci ha preso nell'analizzare la situazione sono stati Padoa Schioppa coi bambaccioni e la Fornero coi choosy: se non fosse stato vero tante persone non si sarebbero offese. Alla fine hanno individuato le due sacche più profonde e occulte del problema.

Perché ok la crisi, quella c'è e ci si deve misurare. Ok una classe dirigente indegna e l'onda lunga del morente edonismo reaganiano, però mica sono solo "loro", gli altri, i colpevoli del problema. I choosy ci sono. Quelli che ne hanno sempre una, quelli che "c'ho il gomito che mi fa contatto col ginocchio".

Fanno spesso parte dei bambaccioni, che sono il macrogruppo: sono tutti, i choosy indolenti e quelli che invece qualcosa lo farebbero, consolati da famiglie che qualsiasi cosa accada sono pronte a versare lacrime amare per quel sangue del loro sangue vittima del mondo, delle cose e della vita. Famiglie che si colpevolizzano e immolano per un destino che non dipende da loro.

Bene, lancio un appello: meno coccole e più calci (morali) nelle gengive. Un po' di fredda sincerità e disciplina. Se c'è una cosa che ho imparato facendomi bocciare in terza liceo, iniziando a lavorare a 21 anni, cambiando facoltà all'università, rompendomi le braccia sciando o un piede contro una scatola (sì, è successo davvero), facendomi investire in bici, è che la gente che ti piange addosso non serve a nulla.

La mia famiglia è sempre stata dura con me, e di questo glie ne sono grato. Mica ci si siede a tavola se non ce lo si merita. La stima non viene via un tanto al chilo. Un po' all'antica come cosa, ma responsabilizzante. Se le cose non sono colpa tua, è inutile piangerti addosso, passa oltre. Se invece hai fatto una idiozia e ne paghi le conseguenze, è giusto che sia così.

Ripartire. Dalla crisi, quella dell'economia e quella delle nostre case. Che la terra è bassa e dura e prima lo capisci e prima diventi grande.

P.S. - Sì, ho estremizzato. Ma se qualcosa, lettore, ti ha dato fastidio, allora ci ho preso. Senza rancore.

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