Quarto tempo

2 Marzo Mar 2013 1125 02 marzo 2013

LA MEGLIO EDUCACION DI GIORGIO PASOTTI

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“Sul set avevamo tutti sottovalutato la pratica del rugby”, racconta. “Un conto è vederlo alla tv, un altro giocarlo. Per esempio, nella scena in cui vengo placcato da un rugbista, dopo averla ripetuta una decina di volte, ho avvertito un certo indolenzimento alla gamba. L'indomani non camminavo più. Non immagino come si possano sentire i giocatori veri il giorno dopo!”

A parlare è Giorgio Pasotti, protagonista di Nottetempo, pellicola dell’esordiente Francesco Prisco. Di prossima uscita, il film racconta le vicende di tre personaggi che, in una corsa contro il tempo attraverso l'Italia, s’inseguono alla ricerca di una vendetta e dell'amore.

“Nottetempo è stato un film che ho voluto fare con tutto me stesso”, conferma l’attore che nella pellicola indossa i panni di un giocatore di rugby. “Trovo che sia un buonissimo copione scritto da un giovane regista di grande talento”, aggiunge.

Rugby e cinema resta, però un binomio inesplorato. “Come la boxe, il rugby è uno sport molto cinematografico, ma il rapporto tra questi due mondi è ancora tutto da costruire”, spiega. E, proprio perchè troppo pochi ancora se ne sono girati, “non ho un film preferito sul rugby”, ammette. Ma precisa: “Nonostante questo, trovo che INVICTUS sia un gran bel film”. 

Dai Pasotti, il rugby è di casa. Se, infatti, nel suo rugby amarcord l’idolo é Diego Dominguez, oggi un posto speciale lo occupano i figli rugbisti della sua compagna, Nicoletta Romanoff. “Questo sport insegna valori che si stanno purtroppo perdendo, è un esempio positivo, ciò che per esempio  il calcio non riesce più ad essere. Il rugby, infatti, insegna valori fondamentali nella formazione dell’individuo come il rispetto, il raggiungimento dell'obiettivo attraverso grandi sforzi fisici e mentali, a rialzarsi dopo le sconfitte, ad andare avanti a testa bassa con umiltà e nel rispetto delle regole, dell'avversario e dello sport, che per me è vita”.

Eppure basta mettere il naso su un campo durante una partita under per incappare in genitori dalla vittoria a tutti i costi. “Secondo me è un'arma a doppio taglio”, ragiona. “Nel calcio dove contano solo i risultati, si è perso di vista lo sport, il divertirsi, l'aiutarsi, lo spirito di gruppo che è anche sinonimo di farcela insieme. Una società sana dovrebbe, a mio avviso, basarsi sul mutuo sostegno. Il rugby, come altri bellissimi sport dove il denaro non ne ha intaccato lo spirito, comunica che il risultato è figlio di uno sforzo comune, un sacrificio comune, quindi condiviso nel bene e nel male...bisogna sempre pensare alla vittoria ma con grande rispetto delle regole e soprattutto dell'avversario. Tutto ciò deve essere d'esempio in chi guarda in tv o allo stadio il rugby”, ammonisce. “Esempi positivi creano un educazione sana, nel caso contrario portano alla distruzione, alla morte, vedi ciò che avviene negli stadi di calcio. Questo oggi è intollerabile”. Parola di genitore.





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