Quarto tempo

23 Aprile Apr 2013 0003 23 aprile 2013

CAPITANO, MIO CAPITANO. INTERVISTA A FILIPPO DE MICHELIS

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Locandina film Invictus



Ci sono vite che fanno poesia. Tipo quella di William Ernest Henley, poeta che ispiro' Stevenson e autore di questi versi che aiutarono Nelson Mandela a superare gli anni di prigionia durante l'apartheid. Come ricordato anche nel film di Clint Eastwood, Invictus.

Dal profondo della notte che mi avvolge,
Buia come un pozzo che va da un polo all'altro,
Ringrazio qualunque dio esista
Per l'indomabile anima mia.

Nella feroce stretta delle circostanze
Non mi sono tirato indietro né ho pianto forte.
Sotto i colpi d’ascia della sorte
Il mio capo è sanguinante, ma indomito.

Oltre questo luogo d'ira e di lacrime
Si profila il solo Orrore delle ombre,
E ancora la minaccia degli anni
Mi trova e mi troverà senza paura.

Non importa quanto stretto sia il passaggio,
Quanto piena di castighi la vita,
Io sono il padrone del mio destino:
Io sono il capitano della mia anima.

Ecco dunque l'ispirazione per questo spazio. Per raccontare chi capitano lo è per davvero in campo. Come Filippo de Michelis, detto "Tortellino", 26 anni, capitano della Unione Rugby Capitolina.

Filippo De Michelis Capitano Unione Rugby Capitolina



Gioca in mischia, Filippo, terza linea. Segni particolari, nessuno. "O almeno tutti nascosti e li devo ancora scoprire", dice. Dice anche che gli piace molto veder giocare il Clermont e gli Stormers. E che il suo giocatore preferito è  Kieran Read, terza centro dei Crusaders e degli All Blacks.

Filippo, a che età hai cominciato a giocare?
Ho iniziato a giocare quando avevo 7 anni. Prima Cus Roma e poi Unione Rugby Capitolina, dalla sua fondazione. 1996.

Quando pensi di smettere?
Quando non ci sarà più posto per me in questa squadra. Spero tra molti anni.

Ci racconti la tua esperienza da capitano in tre aneddoti?
La prima partita da capitano l'ho giocata a Cesena contro il Romagna. Dopo pochi minuti vincevamo 5 a 0. Alla fine degli ottanta minuti abbiamo perso 47 a 5.
Al termine di quella stessa stagione abbiamo giocato la finale promozione contro il Paese, e anche se della partita ricordo ben poco, non cancellerò mai dalla memoria i 40 compagni nello spogliatoio prima di entrare in campo.
L'ultima storia riguarda la finale dell'anno scorso contro le Fiamme Oro. Forse non avremmo meritato di vincere, ma ricordo il dispiacere e le lacrime a fine partita.
Tre dei tanti momenti dai quali ho imparato che l'impegno, l'esempio in prima persona e la passione per quel che facciamo sono le cose più importanti, che fanno la differenza, ci spingono al cambiamento e a migliorare.

Qual è la tua piu' grande passione dopo il rugby?
Dipende dai momenti, mi piace cambiare.

E se non giocassi a rugby quale sport sceglieresti?
Sicuramente uno sport di squadra.

Chiudi gli occhi e dimmi: cosa vedi?
Se chiudo gli occhi vedo la storia della nostra squadra, vedo la nostra storia. Vedo da dove siamo partiti, e dove siamo arrivati, senza dimenticare il percorso nel mezzo e quello che tutto ciò ci ha insegnato.  Il passato è ciò che ci unisce e ci porta a costruire la strada verso il futuro, giorno dopo giorno.

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