Quarto tempo

25 Gennaio Gen 2015 0923 25 gennaio 2015

15 cose di cui non fare a meno al 6 Nazioni 2015

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Il rugby e basta. Se c'è uno spirito comune per affrontare il Sei Nazioni è questo. Se c'è dell’altro, non ci interessa. Perciò ne faremo a meno.

Delle cose di cui non possiamo fare a meno ci sono caratteri come quello di Francesco Minto, generoso, caparbio e determinato a esserci dopo una milza spappolata.

Non possiamo fare a meno delle polemiche del Barone Lo Cicero perché è il suo modo di esprimere nostalgia. Abbracciatelo invece di dargli addosso: l'azzurro gli manca come non lo possiamo neanche immaginare.

Non possiamo fare a meno del vino di Brunel, con la speranza che questa volta ci sappia ubriacare a modo. Roma, si sa, è una città che perdona molte cose, e varrebbe la pena farsi perdonare un brindisi alla francese per celebrare una meta, una vittoria, una partita giocata con un cuore grande così. Il rugby è uno sport ovale, rimbalza dove meno te l'aspetti.

Non possiamo fare a meno dei volti nuovi del 15 azzurro: Violi, Bisegni e Visentin, segno di un rugby che ha ancora una speranza. “Il Torneo è l’ultima, reale opportunità per testare alcuni giovani che stanno dimostrando di avere qualità interessanti nell’anno della Rugby World Cup”, ha spiegato Brunel.

Non possiamo fare a meno di Castro, del suo look e della sua mole che tiene in piedi la mischia, come ogni numero 3 che si rispetti. “Nel rugby non c'è niente di comodo”, disse una volta a un gruppo di ragazzi che volevano imparare a giocare. “Perchè non serve “.

Non possiamo fare a meno della sicurezza del nostro capitano Sergio Parisse, del genio di Danny Cipriani, del talento puro di Leigh Halfpenny, delle sterzate di Andrea Masi, del ritmo di Jonathan Sexton e dell’abbagliante classe di Wesley Fofana.

Non possiamo fare a meno delle leggende: Johnny Wilkinson, Brian O’Driscoll, Mike Tindall, Will Greenwood, Lawarence Dallaglio, Shane Williams, Alessandro Troncon e via dicendo.

Non possiamo fare a meno della festa , dei pronostici, della ressa, delle gesta.

Non possiamo fare a meno delle dirette tv, dei pub e del parcheggio selvaggio intorno allo Stadio Olimpico.

Non possiamo fare a meno del vecchio amico e del nuovo incontrato al terzo tempo. Perché questa è un'altra cosa che nel rugby è liturgia.

Per questo Sei Nazioni, come per gli altri, non possiamo fare a meno di infinite trasferte che durano sempre troppo poco, ma per fortuna non sarà l'ultimo torneo.

Non possiamo fare a meno delle migliaia di bambini che un giorno su quel campo saranno ancora lì a farci sognare o disperare perché vie di mezzo nel rugby non ce ne sono.

Così come non possiamo fare a meno dei padri neo-appassionati di rugby. Ma per amore si fa tutto e meno male che c'è, l'amore.

Non possiamo fare a meno del museo del rugby e degli sponsor che danno fiato a uno sport minore e bellissimo.

Non possiamo fare a meno di esserci con il nostro tifo che quando l'Italia va in meta la curva viene giù. Perché noi si va in curva e di tutto il resto possiamo farne a meno.