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18 Aprile Apr 2013 1011 18 aprile 2013

Auguri Fabrizio Corona

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Poco più di 10 anni fa era un marito, un padre, un indaffarato imprenditore come ce ne sono tanti.Magari non sempre fedele alla moglie, come tanti, magari non sempre presentissimo per il figlio, come tanti.All’età di 22 anni fece la scelta di scommettere tutto su se stesso, lasciò la confortevole casa paterna, lasciò il “posto fisso” che la sua facoltosa famiglia gli avrebbe garantito per avventurarsi verso una strada sconosciuta, rischiosa, precaria, ma certamente più emozionante.Come pochi.Non senza sacrifici questa scommessa l’aveva vinta.Giovanissimo aveva realizzato il suo sogno, aveva fondato quella che sarebbe diventata la prima agenzia fotografica italiana sbaragliando la concorrenza dei poteri forti, aveva assunto una quarantina di persone, dalle quali era rispettato e amato, aveva realizzato più di 200.000 servizi fotografici, collaborando con alcuni tra i principali marchi italiani per i quali il suo lavoro rappresentava un contributo essenziale.Tutto questo, ad esclusione di qualche multa, senza mai avere problemi con la giustizia.

Nel 2007 venne coinvolto nella celebre inchiesta-scandalo “Vallettopoli”, i giornali scrissero centinaia di pagine sul metodo-Corona nonostante i presunti reati riguardassero 8 servizi fotografici su più di 200.000 realizzati.L’accusa era estorsione: “reato commesso da chi, con violenza o minaccia, costringa uno o più soggetti a fare o a non fare qualche atto al fine di trarne un ingiusto profitto con altrui danno”.Le presunte vittime sono calciatori miliardari che, interpellati in tribunale, hanno dichiarato di non aver mai subito violenza, di non essere stati costretti, di non aver subito un danno, anzi, arrivarono perfino a ringraziare pubblicamente il proprio presunto estorsore. Su questi presupposti, prima che fosse giudicato colpevole, lo misero 80 lunghi giorni nelle pesanti carceri italiane, circondato da criminali veri. Le grane con la giustizia arrivarono a catena in seguito a questa prima detenzione preventiva, e, forse, a causa di questa inaspettata popolarità a molti sgradita.

Pochi mesi dopo la sua temporanea liberazione si ritrovò senza moglie, senza la possibilità di vedere liberamente il proprio figlio, con una richiesta di fallimento per la sua società e senza la possibilità di usufruire dei propri conti, senza poter servirsi delle banche.Nonostante ciò riuscì in breve tempo a rialzarsi e ad arrivare ancora più in alto di prima.Sfruttò la popolarità derivata dall’eco che la vicenda stava avendo e il giorno prima di entrare in carcere, nonostante il delicato momento, ebbe la lucidità di registrare un proprio marchio con il quale una volta uscito avrebbe realizzato 22 licenze e venduto centinaia di migliaia di tshirt. Riuscì ad ottenere cachet orari per le ospitate ad eventi di 10.000 euro ogni sera, creò diverse testate di gossip, riuscì perfino a riacquistare la casa editrice fondata dal padre, fino alla recente nascita della sua ultima creazione, Social Channel, divenuto in pochi giorni uno dei portali più cliccati d’Italia, che occupa tuttora una trentina di dipendenti in un ufficio in Corso Como a Milano.

Oggi è il suo compleanno, lo passerà in carcere, senza la propria famiglia, senza il proprio lavoro, al fianco di criminali veri che si chiederanno cosa ci faccia lì. Fabrizio Corona non è un idolo, non è un santo, non è un esempio di vita, nè tantomeno un eroe, come qualcuno erroneamente lo definisce.Ma non è neppure un delinquente, non è neppure un estorsore. Per i tanti sbagli che ha fatto è giusto che paghi, ma la cosa ingiusta è che debba scontare l’odio della gente.Che debba scontare l’invidia della gente verso la sua ostentazione di belle donne e belle macchine.Che debba scontare la volontà di vendetta di alcuni poteri forti a cui si era rifiutato di ubbidire in silenzio.La cosa ingiusta è che debba scontare l’inefficienza del sistema giuridico italiano, che per il medesimo presunto reato l’ha assolto in alcune città e condannato a 5 anni in altre.Che molti direttori di giornali abbiano ammesso esplicitamente in televisione che il meccanismo alla base della sua condanna fosse un’attività praticata da tutti gli addetti al settore e tuttora in essere.

Amava apparire come una persona arrogante, spavalda, si era costruito un personaggio che incarnava appieno questi valori negativi.Ma ciò, fino a prova contraria, non dovrebbe essere perseguibile dalla legge.Sono certo che questa non sia la fine della storia di Fabrizio Corona.Sentiremo ancora parlare di lui.O forse, cosa che gli auguro, una volta scontata la sua pena, non ne sentiremo più parlare.

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