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18 Aprile Apr 2013 1010 18 aprile 2013

Elezioni

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Gli italiani hanno espresso il loro voto, cerchiamo di fare il punto della situazione. All'indomani della votazione, dall’osservazione dei risultati, evince una forte frammentazione, ne scaturisce un paese diviso, un ingarbugliato nodo che non sarà facile sciogliere.La certezza è che l’Italia attraverserà un’inevitabile fase di instabilità politica.Gli scenari possibili sono tre: una grande coalizione (soluzione prediletta dai mercati internazionali), una coalizione tra centro sinistra e Grillo, e nuove elezioni (soluzione peggiore in quanto ostile alla volontà manifestata dai mercati internazionali e tecnicamente impraticabile per via del “semestre bianco”, ovvero il divieto di sciogliere le Camere per i presidenti della Repubblica a fine mandato).

Con ogni probabilità si farà appello al buon senso dei leader di centro sinistra (che hanno ottenuto il premio di maggioranza, seppur in modo risicato, e a cui perciò spetta l’onere di proporre una soluzione) e di centro destra (che hanno richiesto esplicitamente il “too close to call”, l'impossibilita' di dichiarare il vincitore considerato lo scarto irrisorio di voti a livello percentuale ed assoluto) e si attenderà l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica, il quale si troverà tra le mani una bella “gatta da pelare”.L’attenzione rivolta alle reazioni internazionali costituisce un imperativo necessario in quanto è ormai consolidato il processo di aggregazione politica frutto della globalizzazione, elemento caratterizzante dell‘epoca che stiamo vivendo.Ciò motiva l’attenzione, per molti eccessiva, riservata al celebre “spread”, in pratica il rapporto tra il prezzo pagato per ottenere credito dalla Germania e quello pagato dall’Italia, il “premio al rischio” richiesto dagli investitori, senza i quali gli stati non sopravviverebbero, essendo istituzioni che operano in deficit.Molti sostengono che il mercato agisca indipendentemente dagli accadimenti politici, che abbia influenze solo nel breve periodo, altri invece affermano convintamente che vi sia una diretta correlazione tra tale indice e la situazione in essere nei paesi di riferimento.Stabilire chi abbia ragione è tutt’altro che facile, senz’altro un’eccessivo allarmismo e un’angosciosa attenzione non migliorano le implicazioni negative che un suo innalzamento potrebbe avere.

Moltissimi sostengono che l’ago della bilancia sia stato la mancata presenza di Matteo Renzi tra i candidati, che, con ogni probabilità, avrebbe aggregato il consenso di una più marcata maggioranza degli italiani che hanno votato “tappandosi il naso” a favore o contro la “politica”, dando una risposta più pertinente al manifestato sentimento “di protesta” che ha prevalso all’interno delle urne.Personalmente penso che se Renzi abbia davvero le doti che gli vengono riconosciute sentiremo ancora parlare di lui e non si arrenderà alla poca lungimiranza palesata dagli elettori del suo partito.

Detto ciò gli elementi più inaspettati sono due: l’enorme consenso ottenuto da Beppe Grillo, volto del M5*, che nessuno aveva pronosticato in tale misura, e l’ennesima grande performance del centro destra in barba a tutti i sondaggi (tranne quelli in loro possesso), il cui volto principale, nonostante non fosse di fatto candidato premier, è indubbiamente Silvio Berlusconi.Non riconoscendo un grosso merito a questi due leader si andrebbe contro alla palese volontà dell’elettorato.

Il primo è un comico di professione prestato alla politica che è riuscito ad attrarre quasi un quarto degli italiani col suo grido di protesta.La (e si) definisce “antipolitica”, ma forse si sbaglia.E’ opportuno prendere atto, purtroppo o per fortuna, della nascita di una terza forza che si ciba degli insuccessi e degli scandali ottenuti dalla “vecchia politica” che tuttavia non demorde, anzi, sembra essere più viva che mai. Il secondo è l’uomo più amato e, di conseguenza, più odiato d’Italia dal 94, anno in cui è sceso in campo “interrompendo” la sua eccezionale carriera imprenditoriale, dopo aver dato vita ad uno dei gruppi editoriali più importanti del mondo.Molti lo considerano un “delinquente” e lo attaccano per la sua vita privata, altri lo adorano per il suo carisma e per le sue evidenti capacità considerandolo, ancora una volta, l’unica credibile ancora di salvezza per questo paese.Probabilmente la verità sta nel mezzo, comunque sia lui rimane lì, resistendo e reagendo ad ogni attacco che sembra finisca per rafforzarlo.

Un confronto diretto tra Grillo e Berlusconi sembrerebbe immaturo e avventato visto che il primo non ha alle spalle la carriera e i risultati ottenuti da quest’ultimo, e che il neonato movimento potrebbe essere soltanto una moda passeggera, seppur ben impiantata.Nonostante ciò molti sostengono vi siano una serie di affinità tra queste due figure.Entrambe hanno un’incredibile capacità di suscitare forti emozioni nella gente, sia positive che negative, entrambe spendono completamente la propria persona mettendosi sempre e comunque in primo piano, entrambe motivano il loro impegno con l’esplicito obiettivo di portare avanti una crociata, contro la politica il primo, contro i “comunisti” il secondo.

Personalmente mi ha fatto piacere l’attenzione suscitata dagli esiti delle elezioni, soprattutto da parte dei giovani.Penso che questa sia una delle poche note positive trapelate dalla giornata di ieri.Pur prendendola molto larga, stiamo percorrendo la strada giusta, seppur in salita.Una maggiore e più attiva partecipazione è infatti elemento necessario e imprescindibile per giungere in un futuro più o meno prossimo a scenari positivi per il nostro paese.Patetiche frasi del tipo “oggi sono tutti politici”; avere un proprio giudizio, giusto o sbagliato che sia, significa avere un’opinione sul nostro futuro e non esiste che uno non ce l’abbia e non la esprima.Non votare o votare in contrasto al proprio pensiero è manifestazione di un’esplicita volontà di delega ad altri di prendere decisioni che influenzeranno noi stessi.

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