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18 Aprile Apr 2013 1013 18 aprile 2013

Vittime e carnefici

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Il 15 aprile 2013 abbiamo assistito all’ennesimo straziante spettacolo inscenato dalla mente umana, l’ennesima dimostrazione della nostra noncuranza rispetto alla storia, dalla quale, nonostante le sue continue lezioni, non siamo in grado di trarre insegnamento.Le crude immagini provenienti dalla città di Boston hanno fatto rapidamente il giro del mondo ed hanno risvegliato in tutti noi un senso di, più o meno sincera, solidarietà verso le incolpevoli persone trovatesi nel posto sbagliato al momento sbagliato.Complice l’ineguagliabile potenza dei nuovi media i detriti generati dallo scoppio delle bombe hanno raggiunto le nostre città accompagnati da un boato apparsoci più che mai assordante. Ebbene sì, chi più chi meno, ci siamo sentiti tutti coinvolti nella strage, al fianco delle vittime.La verità, tuttavia, è alquanto più triste.

Non possiamo limitarci a un mero sentimento di vittimismo senza sentirci, prima di tutto, carnefici.Se possiamo affermare in tutta sincerità di essere costretti a subire inerti l’irrefrenabile forza della natura che si scaglia contro di noi non potendo far altro che tentare di prevenire i terremoti, gli uragani e gli altri cataclismi limitando per quanto possibile gli ingenti danni che non cesseranno mai di provocare, non possiamo dire con la medesima franchezza di essere completamente estranei al verificarsi di questi eventi artificiali creati a nostra immagine e somiglianza.La violenza e l’egoismo sono da sempre ingredienti insiti nell’indole umana e ciò sembra non poter cambiare.



Con ogni probabilità nessuno di noi sarà mai l’artefice di attacchi terroristici, tuttavia ciò non è elemento sufficiente per assolverci dall’essere in qualche modo complici di simili stermini; lo diventiamo nel momento in cui ci lasciamo sopraffare dall’odio trascinandolo negli stadi, nelle piazze, nelle scuole, lo diventiamo nel momento in cui giriamo armati per le strade, lo diventiamo nel momento in cui incitiamo alla violenza verbale e coviamo dentro di noi un sentimento di profondo disprezzo verso altri individui senza validi moventi.Ogni volta che commettiamo questi errori è come se soffiassimo sulla miccia di una bomba stimolandone la fiamma.E quando scoppierà, anche le vittime dovranno sentirsi un po’ colpevoli.

Siamo esseri umani e come tali, talvolta, dobbiamo necessariamente ricorrere alla violenza. Tuttavia, senza perdersi in sterili discorsi moralisti, nel 2013 disponiamo di strumenti ben più efficaci per manifestare un grido di protesta e perorare una causa, qualsiasi essa sia.I nuovi media, se ben utilizzati, ci permettono di diffondere il nostro messaggio con una potenza incomparabile, provocando un boato ancora più assordante dello scoppio di una bomba. Tale dato di fatto rende gesti come quello di ieri sera, se possibile, ancora più infruttuosi e insensati.Antichi, ma purtroppo attuali.Purtroppo non sarà l’ultimo episodio di questo genere a cui assisteremo.Altri ostacoli, ancora più duri, si porranno tra noi e il traguardo, può darsi pure che riescano nel loro intento impedendoci di raggiungerlo. Ma l’importante è non smettere di correre mai.L’importante è cercare di imparare dagli errori passati.Riusciremo mai a farlo davvero?Riusciremo mai a placare il nostro istinto autodistruttivo? Certe domande non avranno risposta. Ma l’importante è non smettere mai di porsele.

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