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23 Aprile Apr 2013 2137 23 aprile 2013

GOLPE, GRILLINI E GOLPETTI

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«Italien ist im Herbst bankrott», l’Italia in autunno andrà in bancarotta. Questa è solo l’ultima delle numerose dichiarazioni rilasciate da Beppe Grillo al Bild, tabloid tedesco. Tale frase appare insensata per diversi motivi. Primo: è falsa, l’Italia in autunno non andrà in bancarotta. Secondo: il compito assegnatogli da una cospicua minoranza degli italiani (1/4) dovrebbe essere quello di fare di tutto affinchè ciò non accada, non di alimentare ulteriormente la già oltremodo manifestata diffamazione pubblica dei media stranieri verso la nostra istituzione. Terzo: se anche ciò si verificasse, la colpa ricadrebbe anche, e soprattutto, sul comico genovese. Se auspicare l’affondamento della nave da fuori è sbagliato, figuriamoci farlo dopo esserci salito. Sì, perchè Grillo c’è sopra eccome. Lo è dal momento in cui si definisce garante -colui che assicura l’adempimento di un patto- del movimento 5 stelle. Il problema è che il movimento 5 stelle altro non è che la maschera indossata da Grillo stesso e il patto di cui si è (auto)proclamato “garante” appare paradossalmente unilaterale, ratificato soltanto da colui che l’ha redatto.

E questa non è l’unica contraddizione a cui abbiamo dovuto assistere. Dice di essere il paladino della libertà di espressione sul web, salvo poi definire “trolls” e “schizzi di merda digitale” coloro che esprimono, sul blog, opinioni diverse dalla sua. Si definisce innovatore della Democrazia, ha eletto i rappresentanti del movimento su Youtube tramite una sorta di provini, salvo poi minacciarne l’esclusione ogni qualvolta si trovino in disaccordo con la linea “suggerita” dal partito, pardon, dal movimento, cioè dai Grillini, cioè da Grillo stesso. Dice di essere il crociato che porterà alla sconfitta della “vecchia politica”, anche se i continui insulti, i contrasti interni, l’accentramento del potere nelle mani di un unico volto, ce la ricordano molto. Dice che costringerà i rappresentanti della casta a rispondere direttamente al popolo del proprio operato, salvo poi impedire imperativamente qualsiasi contatto dei “suoi” con i giornalisti, arrivando perfino a espellere un senatore colpevole del fatto di essersi lasciato intervistare da Barbara D’Urso (anche lui...proprio da Barbara D’Urso?Se l’è cercata!). Predica trasparenza salvo poi riunire il partito non solo a porte chiuse, ma in una località ignota perfino agli stessi partecipanti. Dice di voler cacciare dal parlamento gli incandidabili, gli inquisiti e i condannati, salvo essere un inquisito, un condannato (per omicidio colposo ndr) e, a detta sua, un incandidabile.



Detto ciò, se tanti italiani hanno ponderato di attribuirgli il proprio consenso qualche merito bisogna riconoscerglielo e qualcheduno sicuramente ce l'avrà. Ha “svecchiato” anagraficamente “il palazzo” e spero che ciò produca benefici (nonostante la giovinezza, da sola,  non sia sinonimo di efficienza, così come la vecchiaia non lo è dell'inefficienza). Ha fin da subito rinunciato ai rimborsi post-elettorali, gesto, seppur simbolico, di grande rilievo dopo le ultime vergognose vicende di sperpero di soldi pubblici venute a galla. Attraverso il suo Blog ha dato eco alla questione della digitalizzazione del paese, indubbiamente di primaria importanza. A proposito, una recente indagine del Sole24Ore ha tentato di quantificare i ricavi pubblicitari incassati attraverso il suo celebre blog: annualmente si aggirano intorno ai 5/10 milioni di euro; non c'è dato sapere se finiscano direttamente nelle tasche di Beppe (intestatario del blog e proprietario legale del marchio M5S) o se siano utilizzati per altri scopi. Anche le cose trasparenti, coprendole, smettono di esserlo.

Insomma, volendo usare termini informatici a lui molti cari, invece che fungere da applicazione che possa incrementare l’efficienza della macchina governativa, si sta divulgando come un virus. Le sue proposte shock, ad esempio l’uscita dall’Euro, così manifestate appaiono medicine ancor più letali della malattia stessa. Una delle sue ultime, geniali, trovate è stata quella di inneggiare al golpe, al colpo di stato, salvo poi ridimensionarlo definendolo “golpetto”.  La storia ci insegna che le rivoluzioni non partono necessariamente dai grilletti, penso che non sia necessario nemmeno ricorrere a golpe, Grillini o golpetti.

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