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7 Novembre Nov 2013 1332 07 novembre 2013

CAMBIARE IL MONDO IN 140 CARATTERI.

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Il 9 agosto 1995 un’azienda di nome Netscape Communications, madre del celebre browser Mozilla, si quotò in borsa. Il primo giorno le azioni salirono dal prezzo iniziale di 28 dollari a 75. Fù così che il mondo si accorse della nascita del World Wide Web e capì che niente sarebbe stato più lo stesso.

Negli anni successivi, tra il 1997 e il 2000, si consumò quella che tutti conosciamo come bolla speculativa delle “dot.com”, piccole o piccolissime società scarsamente capitalizzate, altamente esposte in un settore che si sarebbe poi rivelato essere sovrastimato, internet. Il collasso avvenne tra il 2000 e il 2001, periodo nel quale la maggior parte delle aziende fallì e una minoranza dovette subire un ingente ridimensionamento; per citare un esempio significativo la celebre Amazon vide il prezzo delle proprie azioni passare in pochi giorni da 107 a 7 dollari.

Tuttavia questi pochi sopravvissuti resistettero, e in pochi anni non solo tornarono ai valori pre-bolla ma lo moltiplicarono esponenzialmente raggiungendo dimensioni inimmaginabili. Ritmi di crescita e capitalizzazioni come quelle toccate da Amazon, Cisco, Google ed Apple non hanno precedenti storici. 

Più recentemente gli occhi del mondo si sono occupati del fenomeno Facebook, prodotto consumato giornalmente da oltre 1.000.000.000 di persone sparse nel mondo, numero a cui nessuna nuova tecnologia e nessun mass media era mai riuscito neanche ad avvicinarsi in tempi così ridotti. L’esordio al Nasdaq, sezione della borsa americana dedicata ai titoli ad alto contenuto tecnologico, a causa dell’elevato prezzo di vendita stabilito in fase d’IPO, non fù certo dei migliori, in pochi mesi il 30% del valore delle azioni sembrava essere sfumato. Oggi, tuttavia, grazie agli strabilianti risultati ottenuti dalla società, il prezzo è tornato a salire superando ampiamente quello di quotazione.

Un’altra pagina dell’avvincente saga delle dot.com verrà scritta oggi, 7 novembre 2013, giorno dell’ingresso nella borsa di Wall Street del social network Twitter, matricola TWTR.N. Gli analisti e i curiosi di tutto il mondo sono in subbuglio da mesi e l’attesa creatasi sulla quotazione non poteva essere maggiore. Le previsioni che trovano più consenso sono quelle riguardo una rapidissima escalation del titolo il cui valore già in avvio potrebbe incrementarsi di un 20/30%.

“Just setting up my twttr”, fù con queste poche parole, “tweettate” alle 21:50 del 21 marzo 2006, che un giovane Jack Dorsey, informatico e imprenditore statunitense, diede avvio a questa fantastica start-up che in pochi anni avrebbe raggiunto una quotazione di decine di miliardi di dollari, sarebbe diventata uno dei siti più visitati al mondo e in qualche modo avrebbe contribuito a cambiarlo.

L’idea originaria venne a Jack mentre mangiava cibo messicano seduto su un’altalena, nella sua mente si accese la classica lampadina che ti cambia la vita e iniziò a sviluppare uno strumento che permettesse a chiunque di comunicare con un numero limitato di persone attraverso gli sms. L’elemento che contraddistinse Twitter fin da subito fù quel limite di 140 caratteri per tweet imposto ai propri utenti. Questa forzatura, che molti mal accolsero, si rivelò l’arma vincente e decretò lo straordinario successo planetario del sito. 

Twitter ha assunto in pochi anni una rilevanza tale da influenzare le elezioni americane, da essere utilizzato perfino dal Papa per comunicare con i propri credenti, da aver salvato vite umane in più occasioni grazie alla rapidità senza eguali con cui, attraverso la propria piattaforma, è riuscito a diffondere quasi istantaneamente informazioni essenziali in ogni angolo del globo durante guerre, attentati o catastrofi atmosferiche.

L’euforia degli investitori è, perciò, più che giustificata, nonostante dalla visione dei bilanci della società si scopra che non è mai stato registrato un utile, soltanto ingenti perdite a fronte di esigui ricavi. Infatti, come Twitter riuscirà a rendere profittevole il proprio business, senza andare ad attaccare l'immenso patrimonio di cui dispone, costituito solo ed esclusivamente dall’elevato numero di utenti attivi, rimane ancora un’incognita.

Sta di fatto che in pochi 7 anni fa avrebbero scommesso 1 dollaro sul celebre uccellino stilizzato e invece alle 15:30 ora italiana del 7 novembre 2013 i cinguettii ne varranno quasi 20 miliardi.

Nessuno può prevedere il futuro, ma la storia di Twitter è l’ennesima testimonianza di come un’idea semplice, apparentemente banale, difesa e sostenuta fino a vederla realizzata, possa contribuire a cambiare il mondo. Con soli 140 caratteri.

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