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25 Giugno Giu 2014 1456 25 giugno 2014

Perdere per imparare a vincere.

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L’Italia ha perso una battaglia, e con essa la guerra. Probabilmente, meglio così.

Meglio così perchè la vittoria, al contrario della sconfitta, tende a farti ignorare i problemi, seppur rimasti irrisolti.

Meglio così perchè la vittoria, al contrario della sconfitta, appanna quella perenne aspirazione al miglioramento, costantemente necessaria.

Meglio così perchè la vittoria, al contrario della sconfitta, alimenta oltremodo un’infruttuosa sopravvalutazione di se stessi, nonostante sia l’umiltà, associata all’ambizione, il motore che spinge il traguardo ogni volta un po’ più in là.

Meglio così perchè la vittoria, al contrario della sconfitta, ti illude di essere il più forte, mentre i veri vincenti ci insegnano che non è sempre il più forte a vincere.

Meglio così perchè l’Italia, oggi, è piena di problemi irrisolti, ha bisogno come il pane di migliorarsi, è spesso sopravvalutata e indubbiamente non è una nazione forte.

Per carità, vincere è divertente e bisognerebbe sempre scendere in campo per farlo.

Tuttavia un’autentica vittoria la si costruisce solo attraverso numerose sconfitte e non esistono scorciatoie.

Perdere insegna a vincere, e vincere senza prima aver perso può essere radice di sconfitte future.

Ora la cosa da fare è trarre da questa sconfitta utili insegnamenti su cui costruire le fondamenta per le vittorie future.

Vincere, infatti, richiede tempo. Una vittoria veloce, rischia di dissolversi ancora più rapidamente di come è nata.

Meglio così perchè l’Italia non era pronta per vincere.

Lo dimostra il triste epilogo dell’ancor più triste vicenda di Ciro Esposito, trentenne tifoso napoletano rimasto ferito lo scorso 3 maggio durante gli scontri a Roma prima della finale di Coppa Italia.

La notizia della sua morte appare fugacemente nelle ultime pagine dei quotidiani, oscurata da commenti relativi alla prestazione della nazionale. Una vittoria sul campo, con la consapevolezza della situazione esistente fuori dal campo, non avremmo potuto definirla tale.

Arriveremo alla vittoria, di questo bisogna esserne certi.

Ci arriveremo dopo aver compreso appieno le priorità su cui è necessario lavorare per ottenerla. Fiducia verso i giovani, lungimiranza, rispetto verso l’avversario, sinergie tra squadre diverse.

In campo, così come, soprattutto, fuori dal campo.

Non siamo mai stati tanto uniti come l’ormai lontano 9 luglio 2006. Lo siamo stati grazie ad una vittoria della nazionale. Sul campo. Oggi, per rialzarci, dovremmo invertire il percorso.Fare squadra e lottare per la bandiera fuori dal campo, affinchè la nazionale torni a vincere. Sul campo.

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