RossoSangue

21 Luglio Lug 2013 1305 21 luglio 2013

Di Cataldo, la violenza sulle donne e qualche dubbio

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Anna Laura Millacci e Massimo Di Cataldo



Quando mi è arrivata la telefonata dalla redazione, lo confesso, sono caduta dal pero. Non perché non avessi letto la notizia dell'ennesima donna picchiata dal compagno, ma per via del "famoso cantante". Di Cataldo. Chi?
Perché diciamolo l'aggettivo "famoso" non si usa davanti al nome di uno che è davvero famoso o per farci sapere che professione svolge abitualmente. Cioè, se dico BonJovi di solito non ho bisogno specificare : il "famoso cantante".
Quindi già quando c'è di mezzo qualcuno che un tempo ha avuto un po' di popolarità (che è ben diverso dall'essere famosi) il primo dubbio che mi coglie contiene la parola "pubblicità".
Comunque. Qui la questione è seria. Si parla di presunte violenze domestiche.
Per cui mi sono documentata, ho letto quello che ha scritto Anna Laura Millacci su Facebook, ho visto le foto che ha pubblicato e ho ascoltato le sue parole nell'intervista a Repubblica Tv.

Vittime e vittime

Le vittime di violenze domestiche di solito hanno un certo tipo di comportamento che, di base, tende a proteggersi (e a proteggere eventuali figli e animali domestici). Ma ovviamente ogni vittima è diversa da un'altra. Anche se ci sono tratti macroscopici che le accomunano.
Capita a volte che chi si avvicina superficialmente all'argomento vittimologia se ne esca con la classica frase: "Se il marito gliele suona, che lo denunciasse!".
Certo. Come dire a un depresso "ridi che ti passa" o a un anoressico "mangia che ingrassi". O a uno che fuma "smetti di fumare".
Sulla carta sono tutti ottimi consigli che non fanno una piega, ma la realtà non è la carta. Nella realtà i migliori consigli hanno la brutta abitudine di fare acqua da tutte le parti.
Motivo per cui le vittime di violenza domestica non denunciano i loro aggressori con tutta questa disinvolta facilità.

Del continuare a subire

C'è anche da dire che le vittime di violenza domestica di solito hanno tratti di personalità tali per cui denunciare non è in cima ai loro pensieri, al limite lo è subire.
In alcuni casi la vittima proviene da famiglie in cui la condizione di vittima non è sconosciuta: si tratta semplicemente di continuare a subire.
Non è un discorso semplice: ci sono interi corsi universitari e decine di trattati dedicati alla materia. Per cui tentare di riassumere la vittimologia in poche righe rischia di fare più danno che guadagno.
Quindi torniamo al gesto di Anna Laura Millacci.
Pubblicare foto su Facebook è un modo come un altro per esserci, per apparire, per farsi vedere.
La vittima di violenze domestiche indossa abiti con le maniche lunghe in modo che non si vedano i segni delle percosse, indossa occhiali da sole per lo stesso motivo, eventualmente, se i segni sono troppo evidenti, non esce di casa. Si vergogna. E ha paura che qualcuno le faccia domande. Non vuole far sapere cosa accade tra le mura domestiche. Molte volte arriva a negare, persino a se stessa, che davvero sia accaduto qualcosa di male. Sposta il limite, quello tra bene e male, sempre più in là.
Molto spesso la vittima prova rabbia, ma la rabbia per la situazione, per l'aggressore si mescola alla rabbia per la propria attitudine a subire ancora e ancora.

Costellazioni di lividi

Chi subisce violenza domestica difficilmente ha un solo livido. Più verosimilmente ne ha una costellazione. Le violenze domestiche hanno come caratteristica la serialità: chi picchia non lo fa solo una volta. Chi subisce non subisce una sola volta.
Motivo per cui i segni della violenza non hanno quasi mai il tempo di guarire completamente che altri segni di violenza compaiono. Il risultato è la costellazione di lividi. Di più colori: da quelli più recenti, blu violaceo, a quelli più vecchi, giallo verdastro.
Non solo. Chi subisce violenze domestiche ha segni ben precisi e in distretti ben precisi: la vittima si difende, non sta ferma a prenderle. I segni della violenza si possono individuare sulle braccia: sul bicipite avremo segni come di una mano che afferra e trattiene, e sugli avambracci, all'esterno, lividi perpendicolari (il discorso risulta molto più semplice se, mentre leggete, alzate le braccia come per riparavi la testa, ecco, la parte esposta del braccio, l'ulna, è quella che, in genere, viene colpita dall'aggressore).

Senza via di scampo

E ancora. Le vittime che continuano a subire di solito si trovano in una situazione che non presenta molte vie d'uscita perché mancano i mezzi economici, culturali, o sociali per chiudere quella situazione. Una donna che rischia di finire in mezzo a una strada (e con lei i suoi figli) spesso resta dov'è e subisce. Una donna che non ha una famiglia vicino o degli amici, anche (e spesso l'offender, l'aggressore, fa terra bruciata attorno alla sua donna proprio per evitare che possa chiedere aiuto, in modo che resti "cosa sua"). Anna Laura Millacci che si fotografa con Vittorio Sgarbi e con Renato Zero e pubblica le foto su Facebook non sembra una persona a cui manchino le possibilità di uscire da una brutta situazione. Non che debba chiedere aiuto a Sgarbi o a Zero. Ma sicuramente ha avuto i mezzi e le opportunità, certo meno eclatanti, per denunciare la sua storia.

Robe da uomini

Qualche perplessità sorge anche attorno all'intervista rilasciata a Repubblica Tv. Una delle prime informazioni date da Anna Laura Millacci riguarda l'apertura della sua galleria d'arte e il fatto che la rissa domestica sia scaturita dalla gelosia di Massimo Di Cataldo nei suoi confronti proprio adesso che finalmente anche lei sta avendo il suo momento di grazia, la sua ora di gloria. La giustificazione di Millacci è che "in famiglia, per lui, basta un solo artista". Aggiunge anche qualcosa a proposito del fatto che Di Cataldo dice così perché è un uomo.

Purché se ne parli

Spiega poi che a breve uscirà il nuovo disco del cantante e che la sua intenzione, sua di Millacci, era di far vedere agli amici che lei non raccontava sciocchezze e che è stata davvero picchiata. Per cui ha usato Facebook per postare le foto, ma lungi da lei il voler fare pubblicità al cantante. Anzi, aggiunge proprio che non era sua intenzione fargli pubblicità e che, in effetti, con il suo gesto non sta facendo altro. Pare anche un po' stizzita per questo fatto. Avesse letto Oscar Wilde l'avrebbe saputo: "Bene o male, purché se ne parli".
Se uno ha cinquemila persone su Facebook e vuole avvisarne una decina magari opta per mandare un'email o un messaggio privato.
Quando si va sull'argomento vittime e sulla paura di denunciare, Millacci dice "non ho paura di niente". E racconta anche che il suo gesto non è stato fatto per portare alla luce la condizione delle molte vittime di violenza domestica.

Subire e proteggere

Piuttosto disarmante è l'insensibilità di Anna Laura Millacci dimostrata nei confronti della figlia. Che è minore e che essendo una persona ha i suoi diritti: per esempio quello alla privacy (e magari anche quello a una vita serena e al rispetto delle esigenze di una bambina). Denunciare non alle autorità ma all'opinione pubblica il padre della propria figlia è sintomo che qualcosa non sta funzionando come dovrebbe.
Le vittime, di solito, fanno di tutto per proteggere i figli (a volte non denunciano per paura che la situazione precipiti e il compagno violento se la prenda anche con i figli o con gli animali domestici).
Le personalità istrioniche, quelle che di fronte a un problema si aggrappano ai tendaggi minacciando lo svenimento (giusto per intendersi), hanno la tendenza a usare qualsiasi cosa accada loro per mettersi sotto i riflettori. Un artista (così come un giornalista, non lo nego) ha tratti di personalità che di solito oscillano tra l'istrionico e il narcisista. Non fosse altro che per mettere la faccia e la firma su un articolo o su un'opera d'arte serve una certa quale predisposizione. Alcuni non firmerebbero qualcosa che hanno fatto, detto o scritto nemmeno sotto tortura.
Il tratto di personalità non è, ovviamente, una malattia o una patologia. Ma solo un modo di essere (tutti abbiamo un tratto di personalità dominante).

La luce in fondo al tunnel

Accade che le vittime di violenza domestica, come detto poco sopra, non riescano a uscire da una brutta situazione proprio perché il loro aggressore ha con loro un rapporto quasi simbiotico. Si tratta di abitudini consolidate. Come quelle che tutti hanno in famiglia. Solo che l'offender domestico si comporta come un padrone.
E schiavizza la compagna. Vuole sapere quali sono i suoi spostamenti, decide come si deve vestire, chi può vedere e quando, spesso le dà i soldi contati per la spesa e controlla poi che quella spesa sia stata fatta. E, spesso con i più disparati pretesti, coglie l'occasione per picchiarla. Ma l'offender non se ne va.
L'offender, di solito, resta al suo posto. E' la vittima che in qualche modo tenta di uscire dalla brutta situazione. In qualche caso è lei che minaccia l'offender di andarsene. E l'offender, che non ha alcuna intenzione di perdere la posizione di supremazia che occupa, per qualche tempo si comporta in modo che la vittima possa tornare sui suoi passi. La situazione è ciclica.
Anna Laura Millacci è stata lasciata da Massimo Di Cataldo. Teoricamente, da vittima, dovrebbe aver tirato un sospiro di sollievo.

Caro Facebook...

Lascia un po' stupiti il fatto che Anna Laura Millacci non sia ancora stata ascoltata dalle autorità e che preferisca continuare ad affidare le sue esternazioni alla bacheca di Facebook sottolineando però che non cerca "pubblicità". E si dice certa che "la verità uscirà fuori" e che lei "questa gogna mediatica" non la voleva, ma vuole invece riprendersi "la dignità". Nel post del 21 luglio corregge anche il tiro in merito alle altre vittime a cui si dice "vicina".

Del pubblicare le foto sui social network e del denunciare

Un'ultima cosa: le vittime di violenza domestica possono denunciare. Chiedere aiuto, andare alla polizia, ai carabinieri, dagli amici, dai parenti, dagli assistenti sociali, ovunque ci sia una mano tesa pronta ad aiutarle e le mani tese ci sono ed è bene che si sappia (se avete bisogno, scrivetemi e vi segnalo gratuitamente dove trovare aiuto in base al problema che avete). Denunciare. Non pubblicare le foto su Facebook.
Pur essendo la collega di Repubblica Tv sicuramente in buona fede invitare le vittime a pubblicare le foto delle violenze su Facebook non è stato un buon consiglio. Se l'autore è veramente un violento pubblicare le foto su Facebook garantisce alla vittima un'altra scarica di schiaffi. Oltretutto è ben diverso denunciare qualcuno che è (o è stato) popolare, dal denunciare un perfetto sconosciuto (alle cronache). In più al presunto offender viene garantita l'esposizione a una condanna che non è di un tribunale (e la legge, piaccia o meno, parla di giusto processo: anche per chi di mestiere fa il serial killer). Se poi il presunto colpevole si dovesse rivelare estraneo alle accuse il danno sarebbe ancor peggiore. La vittima, in tutto questo, deve poter dimostrare che le foto sono vere, che ha davvero subito violenza, e che l'ha davvero subita da una certa persona. E il Dna in questi casi è inutile: su di lei ci sarà il Dna di lui e viceversa, così come sarà in tutta la casa, su tutti i vestiti, su ogni superficie e, giusto a scanso di equivoci, sarà così anche per le impronte digitali.
Denunciare è fatto serio. Difficile. Sofferto. E Facebook potrebbe non essere la via giusta.

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