Sacro e profano

5 Febbraio Feb 2013 0013 05 febbraio 2013

Eutanasia: quale verità?

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Buona Morte; è questa la traduzione dal greco per il termine Eutanasia. Parola entrata a pieno diritto nel vocabolario comune, è testimonianza di un attivismo al passo con i tempi moderni.


Si,  un vero e proprio attivismo di Vip, politici e persone più o meno comuni che si prodigano per la cultura della morte in nome della vita. Ma quale vita?








È notizia di qualche giorno fa che, dopo l'attore Gerard Depardieu, anche la quasi ottantenne attrice francese Brigitte Bardot ha intimato di chiedere la cittadinanza russa se le istituzioni francesi decideranno di praticare l’eutanasia a due elefanti malati, Baby e Nepal.




Perché dunque se a chiedere l’eutanasia per gli animali si mette in moto un Circo mediatico che, trasversalmente coinvolge una grossa parte dell’opinione pubblica, contraria alla pratica mortifera mentre con la stessa intensità non si  denigra la praticata sugli umani? Perché invece si è tacciati di egoismo, accanimento terapeutico e chi più ne ha ne metta?




Forse che l’uomo non è più al centro del mondo come un periodo aureo per la nostra cultura – il Rinascimento – voleva farci credere? Sottolineo Rinascimento e non Medioevo per affermare come la critica esuli dallo schieramento religioso e vado oltre, dritto al cuore della questione: alla centralità dell’uomo e la sua rispettabilità.




Che gli animali siano degni della nostra attenzione è un concetto da ribadire a caratteri cubitali. A scanso di equivoci, personalmente, sono a favore delle lotte condotte in nome degli animali perché spesso succubi delle scellerate scelte dell’uomo.




La stessa attenzione è però doverosa per l’essere umano. Buono o cattivo, perbene o criminale che sia, è titolare di un diritto naturale che non prescinde da niente e nessuno.




Tutela e rispetto per gli amici animali. Allo stesso modo, però, sarebbe auspicabile il massimo rispetto per la vita degli esseri umani. Svegliamo in noi una vera e propria cultura della vita che prevalga su quella della morte o meglio, della “Buona Morte”, sia che si faccia riferimento agli animali, alle piante oppure agli umani.




Per la natura non esistono figli e figliastri, siamo tutti depositari del diritto alla vita, sempre e comunque.



Dario Cataldo




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