Sacro e profano

22 Febbraio Feb 2013 2021 22 febbraio 2013

Sicilia, I leader Politici scendono in Piazza

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A pochi giorni dalle elezioni, quanta Sicilia c’è nei proclami elettorali dei candidati premier? Da Berlusconi a Grillo, passando per Giannino, Bersani, Monti e Ingroia, chi prenderà il premio di Maggioranza al Senato?


Siamo agli sgoccioli della campagna elettorale. La lunga maratona pre-elettorale è giunta ai titoli di coda. La Sicilia, regione che insieme alla Lombardia ha un elevato peso politico per il futuro assetto parlamentare, quanta considerazione gode tra i maggiori partiti nazionali? Quali proposte sono state espresse dai diversi leader politici in merito alle sorti dell’Isola? C’è un reale interesse per le sorti siciliane oppure si punta dritto al premio di maggioranza che questa legge elettorale garantirebbe, quei 14 dei 25 seggi per Palazzo Madama che si assegnano in Sicilia?


Silvio Berlusconi lo scorso Sabato ha arringato la folla del Politeama, confermando le sue doti di trascinatore di piazza. Alla domanda sull’importanza della Sicilia per le future alleanze politiche, il Cavaliere risponde che: “Il mio asso nella manica è uno solo, e vale per la Sicilia come per la Lombardia. La scelta è fra noi e la sinistra. Gli altri non hanno alcuna possibilità di vincere, e servono solo a disperdere i voti. Noi offriamo meno tasse, più lavoro, e quindi più sviluppo. La sinistra di Bersani e Vendola propone più tasse, con la conseguenza di precipitare sempre più sulla strada del declino”. Inoltre, soffermandosi sulla recente sconfitta della sua coalizione alle regionali autunnali, l’ex premier ha aggiunto: “In Sicilia, dobbiamo ammetterlo, abbiamo commesso molti errori. È un atto di onestà riconoscerlo. Anche in questo siamo diversi dagli altri, che anche di fronte a fallimenti clamorosi si arrampicano sugli specchi per inventare giustificazioni. Noi forse abbiamo sbagliato la scelta di alcuni uomini, ma soprattutto abbiamo commesso l'errore imperdonabile di dividerci, di far prevalere i personalismi, anche legittimi, rispetto all'interesse generale. Se non lo avessimo fatto, oggi governeremmo la Sicilia. Abbiamo imparato la lezione. Abbiamo riunito i moderati, e candidiamo solo persone di alto profilo morale, professionale e politico. Devo dire che la Sicilia esprime alcuni degli esponenti più prestigiosi del Pdl, a cominciare da Angelino Alfano, che proporrò come prossimo premier”. Colui che parla è lo stesso leader del 61 a 0 siciliano del 2001, esempio irripetibile di una vittoria tanto schiacciante quanto inutile per cambiare le sorti della Sicilia.


Atterrato a Catania nella giornata di martedì, Mario Monti, leader di Scelta Civica per l’Italia ha esposto ciò che pensa della Sicilia nell’incontro con Sindaci e Amministratori presso la sede della Provincia di Palermo: “Non so cosa sia la Padania e dubito che esista. So invece cos’è la Sicilia, e quando vengo qui sono colpito dalla bellezza e dalla potenziale ricchezza”. Infine, presso un Teatro Politeama gremito di gente, il Professore afferma: “In Sicilia il Pd è con l'Udc? Ripeto, impossibile nessuna alleanza con l'attuale coalizione di centrosinistra, che ha una posizione sulle riforme strutturali, in particolare su quelle che servono per rilanciare il lavoro, profondamente diversa dalla nostra. Una cosa è la politica regionale, un'altra quella nazionale".


Mercoledì è stato il turno di Pierluigi Bersani, candidato premier per la coalizione formata dal Pd e da Sinistra e libertà. Supportato da Matteo Renzi, quel rivale amico alle precedenti primarie del centrosinistra, il segretario del Pd si è presentato in Piazza Verdi, incalzante più che mai. Ha cominciato contrapponendo il “Noi” dell’Italia giusta, con il “Loro” di quelli che lui chiama “la classe dirigente siciliana del Pdl e feudataria dell’imperatore”. Il pressante discorso di Bersani si sofferma sulla situazione del mezzogiorno, dichiarando che: “Noi qui nel Sud non abbiamo mai accettato di rubare soldi per darli alle quote latte”. Inoltre, in riferimento al sodalizio che potrebbe nascere sull’asse Regione-Nazione, tra lui e Crocetta, il candidato premier puntualizza: “Chiuderemo la lunga stagione del leghismo, dell’egoismo, della divisione. Non sarà più così. La riscossa italiana è partita dalla Sicilia. Il nuovo governo lavorerà a partire dalla Sicilia. C’è un patto da fare il Sicilia, nel Paese, per lavorare per i prossimi 5 anni e fare qualcosa di utile per il lavoro, che è il punto centrale del programma”.


Oscar Giannino, fondatore di Fare per fermare il declino, ha deciso di rassegnare le proprie dimissioni dal timone del movimento da lui sostenuto e plasmato, per via della poca chiarezza sul suo CV. Nonostante ciò, continua ad essere il candidato premier della sua coalizione, e in merito alla Sicilia così si esprime: “Questa è una parte dell'Italia dove la politica ha compromesso più che altrove la possibilità di fare, togliendo la speranza e la fiducia nelle capacità e nella meritocrazia. Il totale dei dipendenti pubblici siciliani costa allo Stato 1 miliardo e 700 mila euro, tanto quanto il totale dei dipendenti di tutte le altre regioni italiane. L'Italia è un Paese che ha vissuto di spesa pubblica e la Sicilia in particolare. E, in questa situazione, ha finito per inabissarsi. Qui è più complicato agire, ma sono certo che i primi frutti del cambiamento partiranno proprio da questa terra. L'Italia ha ancora voglia di fare e sicuramente ha tutte le capacità per riscattarsi”.


Anche Antonio Ingroia, leader di Rivoluzione civile e palermitano doc, in questi giorni presente in Sicilia per il suo tour politico, getta ombre sulla strategia berlusconiana del rimborso Imu. Confermando l’attitudine da Pubblico Ministero, deformazione professionale che l’avventura politica non ha smorzato, Antonio Ingroia ha pubblicamente annunciato a Trapani che intende denunciare Berlusconi per “voto di scambio e truffa elettorale”. Nel corso della sua tappa siciliana, il candidato premier di Rivoluzione civile ha dichiarato: “Oggi verrà depositata una denuncia nei confronti di Berlusconi alla Procura di Roma”. I fatti si riconducono a una lettera, simile a quella dell’Agenzia delle entrate, in realtà inviata dal Pdl agli elettori, in cui si esorta a votare per il centrodestra per ottenere il rimborso dell’Imu. Inoltre, in riferimento al suo trascorso nel combattere la criminalità organizzata, Ingroia ha giurato amore per la Legge Pio la Torre, una legge che dichiara essere: “Un salto di qualità nella lotta alla Mafia. Questo progetto di legge che presenteremo in Parlamento vuole aggredire allo stesso modo i patrimoni mafiosi dei corrotti e dei grandi evasori fiscali”.


Il leader del Movimento cinque stelle, Beppe Grillo, punta sulla Sicilia, sulla regione che ha attraversato in Camper e per la quale ha percorso a nuoto lo Stretto di Messina, in occasione delle precedenti elezioni regionali. Da settimane, l’ex comico genovese punta sottotraccia a quella scommessa che lui chiama “Operazione Sicilia”. Al suo ritorno, stavolta non a nuoto, dichiara con forza: “Siamo la prima forza politica della Sicilia e siamo convinti che faremo ancora il botto e questa volta ci prendiamo tutto”.


Grillo, così come gli altri leader dei principali partiti e movimenti politici, è consapevole dell’importanza della Sicilia per il premio di maggioranza al Senato. Purtroppo, il farraginoso sistema elettorale previsto dal Porcellum, dimostra quanto sarebbe stato utile trovare un comune accordo per cambiare una legge elettorale che scontenta tutti. Siamo proprio ai titoli di coda di una campagna elettorale accesa e spesso dai toni sopra le righe.



Dario Cataldo

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