Sensi e controsensi

19 Giugno Giu 2012 0944 19 giugno 2012

I fratelli Bertolucci

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Bernardo e Giuseppe Bertolucci







Giuseppe Bertolucci non era uno di quelli che, se andava in qualche posto, gli chiedevano gli autografi o lo riprendevano con il telefonino. La sua morte  addolora il mondo della cultura, e non solo quella italiana, ma per tutti gli altri può passare come una notizia qualsiasi: di cancro ne muoiono tanti, pace all’anima sua. La sua morte apre intanto una pagina che fa riflettere anche chi non sapeva chi era quell’uomo gentile, che prima di diventare un autore e un regista di sicuro talento era stato assistente di suo fratello Bernardo. Bernardo è il fratello maggiore: bello, imponente; e a differenza di Giuseppe,   schivo, riservato, forse anche timido, è un naturale seduttore assoluto, un grande affabulatore, un disinvolto provocatore (“Ultimo tango a Parigi”, e non solo). Ora, insieme al rimpianto per la morte di Giuseppe, si parla molto del dolore di Bernardo. Apparentemente blasfema, la notizia è meravigliosa: Bernardo e Giuseppe si amavano. Non si tiene mai abbastanza in considerazione il tipo di amore che unisce sorelle e fratelli. In questo genere di sentimento, c’è qualcosa di esclusivo, di  irripetibile. Chi è arrivato “dopo”, non sa tutto quello che invece sanno, l’uno dell’altro, i fratelli. Nessun amico, nessuna moglie o marito hanno trascorso più tempo insieme di loro. Nessuno ha ricordi dell’altro altrettanto intimi , altrettanto segreti. Quando un fratello muore, tocca a quell’altro a stare di guardia. E infatti  sarà Bernardo a donare alla moglie Lucilla, agli amici Roberto Benigni, Stefania Sandrelli, Fabrizio Gifuni, a tutti gli altri che hanno amato Giuseppe, quello che di Giuseppe  non sanno: la sua infanzia. L’età della sua innocenza. Lui, c’era. Dunque, lui, sa. Se era amore di fratelli, e lo era, Bernardo per primo ne sarà consolato.

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