Sensi e controsensi

24 Giugno Giu 2012 1649 24 giugno 2012

Normale vita straordinaria

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Non leggo mai libri in testa alle classifiche. Prima che ci vadano,e qualche volta dopo, se mai. Mi fido poco dei recensori. Ho imparato a intuire,a leggere fra le righe(mi aiutava il mestiere). Mi informo dai librai che leggono libri: pochi, indipendenti dal mercato, coraggiosissimi. Annamaria Gandini dirige da cinquant’anni Milanolibri in via Verdi 2, di fianco alla Scala. L’aveva fondata insieme a due amiche con la volontà di tenere sugli scaffali soltanto ”delle belle storie scritte bene”.Le amiche hanno preso altre strade, ma lei è ancora qui: splendida e acuta ottantenne che ammette di suggerire bei libri facendosi aiutare, talvolta, dai suoi stessi lettori. Lettori non professionisti ma buoni, che spaziano in tutti i campi, dalla letteratura al fumetto ai fiori.”Uno viene qui, sceglie da solo, torna e mi dice, era bello”. Così, Annamaria mi ha spacciato ”Stoner” (Fazi, pag. 332, € 17,50), dell’americano John Williams: non lo conoscevo. Bello, veramente assolutamente bello. Ma contrariamente al principio delle tre amiche, (”delle belle storie scritte bene”), la storia non è granché. Stoner è un uomo qualsiasi, cui accadono cose che accadono a tutti. E allora: una ”non storia” può essere interessante solo perché è ben scritta? Anche se la scrittura di Williams è a dir poco perfetta, non è il caso di “Stoner”. Bill Stoner è una persona per bene: pacata, precisa, inevitabilmente pedante e noiosa. Raccontata così, sia che si tratti del protagonista di un romanzo, un vicino di casa, un compagno di lavoro, viene voglia di darsela a gambe levate. Non fosse che Williams ha esaminato la vita di quest’uomo senza qualità con uno sguardo limpido, asciutto, scandagliando nella realtà che lo circonda con una cura dei dettagli formidabile. Tanti piccoli ma inesorabili dettagli che fin dalla prima pagina fanno pensare: e se io stessa fossi Bill Stoner? Non siamo noi, tutti noi, una volta eroici una volta vigliacchi, una volta attenti una volta distratti, una volta buoni una volta crudeli? Del resto, se così non fosse, non si spiegherebbe il motivo per cui non si molla il romanzo fino alla fine; e come è capitato a me, e a molti altri, una volta finito, l’ho ricominciato per verificare, ritrovare, confrontare certi particolari che mi erano sfuggiti. E concludere: dopo tutto, Stoner ha ottenuto dalla vita un sacco di cose. Niente gli è stato regalato, ma poteva andare molto peggio. Un buon posto di lavoro come insegnante, una moglie bella e ricca, un amico importante, una figlia per il quale era un mito, una giovane amante che gli aveva fatto conoscere l’amore e la passione. E’anche vero che colleghi e rettori gli mettono continuamente i paletti sotto la sedia di insegnante amatissimo dai suoi allievi, la moglie è una megera con la sensibilità di un pachiderma, l’amico potente non sposta un dito per aiutarlo nei momenti difficili, la figlia si abbrutisce bevendo e ingrassando un’ubriacona, l’amante si dilegua. Alla fine della sua vita- poteva vivere anche un poco di più, ma anche a lui capita di ammalarsi gravemente come a tanti altri eccetera eccetera-Stoner fa un po’ di conti; e quando il lettore è cinico-ma un vero lettore non lo sarà mai- gli verrebbe anche da dire: ”tutto qui”? Mentre io gli rispondo, ti pare poco? Non a caso, sul finire dei suoi giorni l’uomo qualsiasi, l’uomo in grigio, l’uomo come siamo tanti uomini e donne, si domanda pacatamente, ”che cosa ti aspettavi”?

Anna Maria Gandini e Umberto Eco

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