Sensi e controsensi

6 Luglio Lug 2012 1941 06 luglio 2012

Una madre filippina

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madre e figlia



Celia è partita. E’ andata a trovare la sua bambina, non la vedeva dall’estate scorsa. Celia lavora in Italia, fa la domestica a ore. E’ arrivata qui da Manila  quando aveva vent’anni, adesso ne ha quasi quaranta. A trenta ha sposato un uomo che ha conosciuto soltanto un mese prima delle nozze: la madre aveva dato a una sensale di fiducia le sue credenziali e la sua fotografia, il marito è stato trovato immediatamente. Dopo il matrimonio Celia è tornata in Italia da sola: prima di portare qua suo marito, voleva trovargli un posto come contabile. Ma a un certo punto, siccome volevano vivere insieme, hanno dovuto adattarsi: il ragioniere filippino pulisce gli uffici di un grattacielo di  Segrate. Il loro progetto era lavorare per comprare una pizzeria a Manila, che avrebbero chiamato Milano e dove Celia avrebbe cucinato piatti esclusivamente italiani. La scorsa primavera, la sorella maggiore di Celia ha  telefonato che la   ragazza che lavorava nella sua casa, una di campagna e molto povera, era rimasta incinta. Il fidanzato non l’aveva mollata, solo che del bambino non ne voleva sapere. L’alternativa erano l’aborto o  l’abbandono. La ragazza, cattolica, aveva deciso che avrebbe portato il bambino in un orfanatrofio. Celia non ci ha pensato due volte. Desiderava   avere un figlio, che non si era potuta permettere perché lavorava in Italia. Avrebbe adottato quello della ragazza povera, anche il marito era d’accordo. La sua sorella maggiore si è presa cura della partoriente e ha preparato i documenti necessari, compreso quello in cui la ragazza si impegnava a non avere nessuna pretesa sul figlio. Da quel momento Celia si è comportata come una madre in attesa. Euforica, cantava dalla mattina alla sera, accumulava un’incredibile quantità di camicine e cuffiette, era distratta, dimenticava per casa i pezzi dell’aspirapolvere e non chiudeva per bene le finestre. Alla vigilia del parto è partita insieme al marito per le Filippine, e quando la bambina è nata ha telefonato a tutte le signore presso le quali lavorava singhiozzando e ridendo come se la bambina fosse  stata partorita da lei. Il mese seguente è tornata carica di fotografie della sua bellissima  Schila. Da quel giorno, il compito principale di Celia era portare a farne vedere di nuove e parlare di lei. L’aveva affidata alla sua sorella maggiore, che  avendo i figli già adulti aveva tanto tempo, la casa vuota. I  filippini sono imbattibili riguardo alle nuove tecnologie. Hanno tre o quattro telefonini, usano il computer con grande naturalezza, frequentano facebook e twittano, usano skype. Celia è una madre\skype. Noi italiane non potremmo neppure immaginare di veder crescere attraverso skype una figlia adottata e sentirsi perfettamente felici. Attraverso skype, Celia parla  a  Shila tutte le sere, le ha insegnato a dire mamma, la consola  quando piange, le misurato la febbre quando è malata, le fa  aprire bene la bocca per mostrarle il  nuovo dentino. Celia ha capito benissimo che rischia grosso con la sorella maggiore, e quando racconta che Shila chiama mamma anche lei, e qualche volta non vuole farsi vedere perché preferisce giocare, si preoccupa un po’,ma non tanto, perché sa benissimo che non può che  andare così. Intanto le compra regali, e prima di spedirli  glie li mostra via skype, non una sola volta ma anche  tanti giorni di fila, in modo che capisca bene  che è lei a mandarglieli, e quando arrivano è Shila a mostrarli a Celia via Skipe, e Celia vuole anche un bacino, e vanno avanti così mentre “le signore” italiane, scuotono la testa perplesse, ma come si fa, ma io non capisco, ma povera quella bambina.. Della pizzeria sognata per tanti anni, Celia non parla più: ha una figlia da mantenere, una sorella da ricompensare, fra poco ci sarà il battesimo, ci saranno 200 invitati, a Manila le feste non durano mai un giorno soltanto, e poi bisognerà portare la bambina a far conoscere i parenti in campagna, anche quelli sono tantissimi. Intanto, Celia è partita per andare da lei, e chi lo sa se ritorna.

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