Sensi e controsensi

13 Settembre Set 2012 1022 13 settembre 2012

Futuro a Venezia

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Tre giorni a Venezia per parlare di nanotecnologie



Io, che non ho più vent’anni, e al liceo snobbavo le materie scientifiche perché ero cretina-cretina del senso che le consideravo una ”diminuzio” rispetto ai lirici greci e alla letteratura-non mi perderò questa “tre giorni” veneziana organizzata alla Fondazione Cini di Venezia dalla Fondazione Umberto Veronesi -  da domenica 16 a martedi 18 settembre- aperta a tutti. Da non perdere, nell’impossibilità di andarci personalmente, le relazioni quotidiane attraverso la stampa e il sito (www.futureofscience.org). Perché riguardano la nostra salute, prima di tutto. Indicano nuovi orizzonti. Non ci danno illusioni, ma concrete  speranze. Il tema centrale dell’ottava edizione del “Futuro della scienza” tratta il tema delle nanotecnologie. In pratica, di una scienza che permette di copiare la natura costruendo qualcosa che, addirittura, funzioni meglio. Senza precipitarsi sulle possibilità di rimediare a eventi spesso catastrofici, cominciamo intanto sapere che le nanotecnologie ci permettono di usare lenti a contatto, padelle antiaderenti, il coating degli occhiali (microscopiche palline di ossido di silicio  che rendono le lenti antiriflesso), le CPU del computer, i cosmetici, i velivoli ultraleggeri, la carta magnetica, fluorescente e idrorepellente; fino a realizzare impermeabili biodegradabili  o  banconote impossibili da riprodurre per i falsari.  In tempo di crisi e depressione, soprattutto italiana, dove soprattutto emerge il desolante fenomeno dei cervelli disoccupati, oppure in fuga, mentre qui da noi rimangono gli evasori, gli sbafatori, i saltimbanchi e  i  ciarlatani, dovrebbe inorgoglirci sapere che noi nello sviluppo nanotecnologico, siamo in prima linea; e che nostro fiore all’occhiello è l’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova, una Fondazione di diritto privato istituita nel 2003 con l’obiettivo di sviluppare la ricerca, in collaborazione con altri dieci poli scientifici dislocati sul territorio nazionale, su tre piattaforme integrate: nanobiotecnologie, neuroscienze e robotica. L’IIT è inoltre sede del progetto quinquennale «RobotCub», finanziato dall’Unione europea, per la realizzazione di un “cucciolo di robot”. Un robot con le dimensioni di un bimbo di due anni cognitivo, che impara dalle esperienze.
Trattandosi  di un convegno organizzato dalla Fondazione Umberto Veronesi, è però inevitabile che l’argomento più atteso e seguito sarà il punto della situazione sulla possibilità della nanotecnologia in medicina. Piccola anticipazione di Pier Giuseppe Pelicci, direttore del dipartimento di Oncologia sperimentale dello IEO di Milano:” le nanostrutture sono talmente piccole da essere in grado di raggiungere qualsiasi cellula”. A domani.

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