Sensi e controsensi

4 Novembre Nov 2012 1643 04 novembre 2012

Caduto fuori dal tempo

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David Grossman: Caduto fuori dal tempo



Solitamente, i libri di David Grossman partono subito bene. “Caduto fuori dal tempo”(Mondadori) si  è invece avviato con  meno entusiasmo. Io stessa, parlandone con i librai indipendenti, che volentieri frequento e dai quali  mi servo, sento chiaramente una loro certa resistenza a proporlo. Comprese le libraie, per natura lettrici avide e sensibilissime,  questa volta esitanti, quasi imbarazzate. Eppure, l’ultima fatica di  questo  autore molto amato e molto atteso, è un libro bellissimo. Sebbene mi venga immediatamente da dire che mai il termine bello è stato usato con più sciatteria e leggerezza.  “Caduto fuori dal tempo” è  un’altra cosa; e se hai il coraggio di leggerlo, lo troverai irripetibile, unico. L’argomento trattato ha come punto di partenza l’analisi e   la descrizione spietata di come  Grossman e  sua moglie  hanno appreso e vissuto  la morte di Uri, il loro figlio soldato; e da come, dopo quel lutto, sono cambiati  i loro rapporti: perfino quelli d’amore. Da qui, attraverso a un’architettura sapiente, fa partire altre storie di genitori che, per cause differenti dalla guerra, hanno perduto  le loro creature.  Brevi  brani di  cronaca secca alternati a  lunghe lamentazioni delle coppie, ora  solidali e ora divise, che  via via si uniscono girando ossessivamente tutte insieme intorno alla città: anime  erranti come in un girone dantesco  nell’umana e folle speranza di riportare in vita, almeno per un istante, i loro figli perduti. L’esitazione con cui i lettori di Grossman si avvicinano a “Caduto fuori dal tempo” fa riflettere sui motivi per cui  scegliamo un libro piuttosto che un altro. Sappiamo da tempo che i lettori più forti sono donne, e che i libri  più letti  mescolano amore, conflitti  familiari, malattie; e sempre di più, anche  sangue. Del resto, non c’è fiction di enorme successo che non abbia in lista sale operatorie ed elettrocardiogrammi sfiniti, abbracci e perdoni sull’ultimo traguardo, e qualche pistolettata. Purché tutto sia un’invenzione. Nel caso di Grossman, i suoi lettori sanno da sempre che lui non è uno che bara; e  anche quando scrive un romanzo, riesce a far credere che tutto sia realmente accaduto. Da qui, la paura di avvicinarsi al suo dolore: per non esserne risucchiati e fagocitati. Invece, bisognerebbe leggerlo. Con “Caduto fuori dal tempo”, Grossman non ha scritto un libro. Con la sua maestria, con il suo stile misurato e poetico,  ha semplicemente messo sulla carta quello che stanno pensando tutti  quelli che  hanno perduto una persona amata: come posso fare, per rivederla anche per un solo attimo. “Caduto fuori dal tempo” è un poema corale .E non può che far bene, perchè c’è posto per tutti.

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