Sensi e controsensi

28 Novembre Nov 2012 1514 28 novembre 2012

Bomba a orologeria

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Maria Paiato è una bomba a
orologeria. Mi fa impazzire. Mi infastidisce, mi irrita. In un’ora di serrato
monologo,    ha ingaggiato una lotta  senza
respiro per trascinarmi dentro Anna Cappelli, protagonista assoluta del
dolente e  profondissimo dramma di
Annibale Ruccelli. Io, non volevo. Cercavo di resistere, di tenermi fuori. Che
cose c’entravo , con  quella provinciale
invidiosa ,quell’ impiegatuccia che
disprezzava  le colleghe, quella
donnetta    che aveva   creato
un miserabile dissidio  con i genitori e
la sorellina Giulia, accusata di averla derubata della sua stanza. Mi sono
difesa con i denti. Non sono io, quella là, mi dicevo. E neppure ho a che fare
con donne del genere. Donnine, più che donnette. Maleodoranti brandelli di
cattiveria malamente nascosti sotto un’apparente normalità.  Divorate dalla  bramosia e dalla fame di possedere. Uomini,
cose, case. Soprattutto case. Maria Cappelli crederà di aver raggiunto
l’equilibrio e la serenità andando a vivere insieme a un tale che possiede, sua
unica ma impareggiabile  virtù, un
appartamento di dodici stanze.  Non
esistono , dicevo. Aggrappandomi al fatto che la storia  è ambientata negli anni ’60. La famosa
Italietta che usciva fuori da un dopoguerra duro quasi come la guerra, dicevo.
Acqua passata, dicevo. Anna Cappelli
rispecchia  la miseria degli anni
in cui  era diventato importante avere
piuttosto che essere. Vedi l’enorme successo di Fromm. E il dolore di Pasolini,
che  avvertiva il pericolo che la sua
stessa opera potesse perdere forza poetica e politica a causa   una tentazione di immoralità capitalistica.
Una bella lotta, fra me e Maria  Paiato.
Che alla fine ha vinto ,mi ha tirato dentro, mi ha fatto sbattere il muso
obbligandomi a dire che non siamo poi tanto cambiate. Che il principio del
possedere guida ancora le nostre vite. ”Fu in quegli anni che perdemmo l’onore,  conferma  Pier Paolo  Sepe, il regista. Fu in quegli anni che
nacquero i cannibali, i padri della cultura odierna. È come se ci trovassimo al
cospetto di un noir in cui l’assassino è l’affermarsi di principi capaci di
alterare le nostre nature, le nostre coscienze, le nostre azioni, i nostri
destini e trasformarci in merda”. Maria Paiato è un’artista nomade. Scrive,
lavora nel cinema e nel teatro, fa la regista. Bisogna prenderla al volo.  A Milano,è al Piccolo Teatro Studio fino al 2
dicembre. Poi, e ne varrebbe la pena, si potrebbe vederla nel bel film di
Soldini  ”ll  Comandante e la cicogna”. Oppure, cercarla
qua e là per l’Italia .Preparandosi a parare i suoi colpi. E’ bravissima. E
cocciutamente implacabile.

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