Sensi e controsensi

21 Dicembre Dic 2012 1656 21 dicembre 2012

Aquiloni

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Milano. Eccolo. Paolo Poli è tornato. Teatro Elfo Puccini fino al 13 gennaio. E fin dal titolo dello spettacolo, ”Aquiloni”, si assicurano quasi due ore di poetica e lievissima arguzia. Omaggio a Giovanni Pascoli, che nel suo repertorio non poteva mancare: i primi applausi li ha avuti leggendo le sue poesie, aveva cinque o sei anni e già sapeva  far volare la voce. L’inimitabile voce di Poli,  che fa il verso a tutti  mentre nessuno può farlo a lui: non si possono infatti imitare la sua intelligenza, la sua grazia, la sua soave forza grottesca. Ottantatre anni impeccabili, come impeccabile è il suo passare di città in città mentre aspetta il momento per entrare  in teatro: i suoi lunghi e diritti loden privi di stemmi, di nappine e altri fronzoli, i suoi stivaletti  lucidi come se fossero nuovi, il suo garbo nel ricambiare il sorriso di chi lo riconosce e lo saluta. Gran signore borghese  dai gusti sobri e i giudizi da  cercare fra le pause, più che nelle parole: tanto è garbata e sottile la sua sublime perfidia. Non ci aspetti da lui, in chiave grottesca o spassosa, riletture de ”La cavallina storna”, altre tragedie familiari, filosofie sul”fanciullino”: “quelli che ci propinavano a scuola, in realtà noiosissimi”. Piuttosto,”I canti di Castelvecchio”,i ”Poemetti” e ”Miricae”:poesia vera e sapiente,” quando Pascoli  sapeva dar voce poetica persino ai versi degli animali”. Spettacolo vivo, sapiente, scene di Lele Luzzati, costumi di Santuzza Calì. Intramontabili; e come lui  squisiti, eleganti, leggeri. Fra le volgarità e le schifezze del nostro presente, un grande



regalo. E una grande lezione.

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