Sensi e controsensi

15 Febbraio Feb 2013 2129 15 febbraio 2013

Tragedia familiare

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Giuseppe Battiston è Macbeth



Giuseppe Battiston ha 44 anni, è friulano, grosso e leggero, miope come una talpa, bravissimo. Tutto quello che tocca diventa oro: nel senso del cinema, della televisione e del teatro. Ha vinto il premio Ubu, due David di Donatello, un Ciak d' oro, il premio Hystrio, il premio Eti, e concorso con tre nomination al Nastro d' argento. Non sbaglia un testo, una parte. Anche in quelle minuscole, come quella del “figlio scemo” in ”Pane e tulipani” di Soldini, che lo ha rivelato al grande pubblico, sono impeccabili. Lui, non si monta la testa: ”ho ancora molte cose da fare, e da cercare”. Nel “Macbeth” di Shakespeare diretto da Andrea De Rosa, mirabilmente tradotto da Nadia Fusini e in scena al Piccolo Teatro Strehler di Milano fino al 3 marzo, è un povero signore che annega nel bere la frustrazione di non avere figli cui lasciare sostanze e il suo bel castello scozzese, tormentato da un’onnipresente e ossessiva moglie come lui sbevazzona, e come lui disperata. Solo che questa Lady in pantaloni e maglietta e sandali vertiginosi( l’’istericamente esemplare Frederique Lolièe) è una tigre di rara perfidia che insinua nell’ ospitale e bonario marito il desiderio di una corona regale. E allora non resta che uccidere Duncan, che proprio adesso sta arrivando a Inverness per passare la notte. In pastrano lungo e stropicciato che proprio niente ha di imperioso, Battiston tracanna birra, ride a crepapelle e pare non prender sul serio la proposta di Lady: finché noi spettatori, lui no, non ci rendiamo conto che, in fondo, sgraffignare la corona a re Duncan è sempre stato il suo desiderio segreto. E’ a questo punto che viene fuori tutta la bravura di Battiston: smarrito, quasi rintronato dalla ferocia che non sapeva fosse dentro di lui. Tutta colpa della sua Lady: e vedi, a che cosa serve una moglie. Dopo aver pugnalato Duncan, Macbeth non si ferma più. Fa fuori gli amici, i padri, i bambini. I figli che Lady non ha potuto dare al marito, provocando in entrambi un desiderio di rivincita, di compensazione, riscatto, estinguibile soltanto col sangue. Scena volutamente povera, divanetto e abat jour piccolo borghese. Luci stroboscopiche, musica violentissima. Impressionante il battito quasi ininterrotto di un cuore: quello dell’uomo che non sapeva di essere tanto malvagio? di una donna che lo è sempre stata? dei figli mai nati? del re che sta per morire ammazzato? Tutto insieme, probabilmente. Sangue sulle mani, sui volti, sui vestiti, le scarpe. Mentre le guardie di Duncan bussano violentemente alla porta per avvertirli che hanno trovato il re pugnalato da tutte le parti, Duncan e Lady lavano il pavimento con spazzoloni e secchi di plastica. Freneticamente, ossessivamente, anche quando tutto è pulito. Olindo e Rosa: la coppia di Erba che ha massacrato tre donne e un bambino. Come loro. Da brivido.

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